di Susanna Russo
Federico Mollicone è nato a Roma nel 1970; dal 1992 al 2007 è stato consigliere dei municipi Roma IX e Roma I, mentre dal 2008 al 2013 è stato Consigliere Comunale. Dal 2018 è deputato per Fratelli d’Italia, membro della VII Commissione (Cultura, Scienza e Istruzione) e della Commissione Parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi.
A fine Agosto ha pubblicato il suo ultimo libro, L’Italia in scena.

Si sta concretizzando sempre di più il progetto di una federazione tra Lega e Forza Italia; qual è la sua opinione riguardo a questa scelta? Fratelli d’Italia rischia di passare in secondo piano?

«Questo governo pende a sinistra e FdI all’opposizione è un valore per tutto il centrodestra. L’eventuale federazione tra Lega e azzurri non è una mossa contro di me, ma contro la sinistra. Bisogna lavorare in modo che si vada verso un bipolarismo: da una parte la destra, dall’altra la sinistra. Il centro significa troppo spesso disponibilità all’inciucio. Io auspico due schieramenti contrapposti, ciascuno con sfumature diverse al suo interno. Le specificità finiscono per essere un valore comune.»

Quali sono i punti di forza che hanno permesso al suo partito una tale ascesa?

«Come ha detto Giorgia Meloni sull’impegno di FdI, dobbiamo necessariamente essere i più bravi perché, sin dalle assemblee studentesche, dovevamo farci ascoltare e ogni nostro parlamentare fa il lavoro di tre.»

Cosa ne pensa delle nuove restrizioni imposte attraverso il Green Pass?

«Il Green Pass di fatto non garantisce la sicurezza sociale perché non è garanzia di immunità, a differenza dei tamponi. E’ un obbligo vaccinale indiretto. Chiediamo al Governo italiano di assumersi le proprie responsabilità, di rispettare le disposizioni europee che vietano di rendere il Green Pass o il vaccino obbligatorio. La campagna vaccinale deve proseguire, ma vanno tutelate le libertà essenziali previste dalla Costituzione. Chi non vuole fare il vaccino per motivi medici o per scelta, deve avere la possibilità di fare tamponi gratuiti, nei posti di lavoro, nella filiera della ristorazione e della cultura.»

Prima di diventare deputato per FdI è stato Consigliere Comunale. Quali sono state, a suo parere, le principali pecche dell’appena conclusa Amministrazione romana? E quali dovrebbero essere i principali obbiettivi della nuova Amministrazione, anche a livello culturale?

«La Raggi ha lasciato la stessa eredità dei lanzichenecchi. A Roma la cultura non ha avuto in questi anni un ruolo nevralgico, sottovalutata dall’amministrazione uscente, quasi non ci fosse consapevolezza del suo profilo industriale, della capacità di generare e attivare forze economiche più di ogni altra città al mondo, dell’enorme possibilità di incremento della partecipazione, del suo ruolo come strumento di inclusione, di rilancio dell’occupazione, di costruzione del senso di appartenenza e conseguente valorizzazione del suo straordinario patrimonio di bellezza. La cultura, nelle sue molteplici sfaccettature, è un inno alla Bellezza, è economia, è comunità, è turismo, è riqualificazione e prevenzione. La mancanza di una seria politica di settore ci ha condotti nelle zone più basse delle classifiche internazionali proprio relativamente all’attrattività culturale. A questo dobbiamo coniugare la consapevolezza che l’identità di Roma è parte costitutiva, integrante e inscindibile dell’identità nazionale italiana e la scarsa, o scadente, promozione culturale a Roma corrisponde a un impoverimento sostanziale dell’investimento immateriale che una Nazione deve fare su se stessa. Le politiche culturali della nostra amministrazione seguiranno questo filone inesauribile, valorizzando e dando una visione olistica e organica a eventi, ricorrenze e istituzioni, la cultura intesa come ricerca ed ‘elevazione’ alla cultura popolare, capace di rappresentare più di ogni altra sfera la dimensione della condivisione cioè la visione comunitaria.»

Nelle ultime settimane si è messo in discussione l’operato del Ministro Lamorgese, tanto da richiederne le dimissioni; qual è la sua posizione a tal riguardo?

«Lamorgese si deve dimettere perché è un pessimo ministro degli Interni. E’ un ministro degli Interni che rappresenta uno Stato bravo a fare il forte con i deboli e il debole con i forti, che faceva rincorrere con i droni gli italiani che passeggiavano sulla spiaggia, che multava i ristoratori. Questa estate abbiamo visto questi scappati di casa che si sono ritrovati a Viterbo, è imperdonabile.»

Cos’ha voluto raccontare con il suo libro, di cui a breve inizierà la distribuzione, L’Italia in scena?

«L’Italia in scena è un vero e proprio “rapporto”: verso gli elettori, verso il partito e la comunità politica che ha fatto sì che potessi rappresentare la Nazione in Parlamento, verso – lo dico – anche me stesso. Racconta la mia attività parlamentare, con i discorsi tenuti in Aula e le proposte di legge, i risultati ottenuti. E’ pubblicato con Pagine, storica casa editrice, e ho avuto l’onore di ricevere la prefazione di Giorgia Meloni, che ha fatto rinascere la Destra portandola ai massimi storici, che racconta il percorso trentennale dalle organizzazioni studentesche ad oggi e un’introduzione a firma di Nazzareno Mollicone – mio padre e politologo – che traccia la continuità ideale che unisce le generazioni. Un’intervista di Gian Marco Chiocci, direttore di AdnKronos, approfondisce il mio percorso dall’inizio della Comunità di Colle Oppio, fondata nei primi anni ‘80 da Fabio Rampelli, fino a Fratelli d’Italia. In poche parole, un saggio e un racconto al tempo stesso di questi tre anni di legislatura di cosa c’è dietro i successi di FdI e della nostra carismatica leader: il modello comunitario. A fine settembre lo presenteremo a Roma.»