di Gabriele Rizza

Tra la cronaca della guerra in Ucraina, il caro energia e i bollettini del Covid, passa in sordina una legge che rivoluzionerà la formazione universitaria degli studenti italiani. E rivoluzione può fare rima con evoluzione ma anche con distruzione. Dal prossimo anno accademico sarà possibile iscriversi contemporaneamente a due corsi di laurea, laurea magistrale, Master e dottorati, purché non siano della stessa classe accademica. Ad esempio, sarà possibile studiare in contemporanea giurisprudenza ed economia, filosofia ed informatica o fisioterapia e scienze motorie, e così via. Il motto dei promotori della doppia laurea è “moltiplica i talenti”, il promotore della legge, senatore Alessandro Fusacchia di +Europa, sostiene che questa novità offrirà ai ragazzi più competenze da spendere nel mondo del lavoro, quindi una formazione migliore. Tuttavia, il dubbio è lecito in chiunque abbia affrontato un percorso di studi con dedizione, cadute, risalite e coinvolgimento: una formazione in teoria più completa non è necessariamente una formazione migliore.
La legge appena entrata in vigore è nel solco della visione utilitaristica e mercificata dell’istruzione. Contano i titoli, i Cfu messi sul petto come stellette, il curriculum più lungo, ma non più la missione nobile dell’istruzione: la formazione. Approfondimento, ricerca, consapevolezza e interiorizzazione, decadono di fronte ad un concetto banale e superficiale di skills, competenze. Eppure, è proprio la specializzazione ad aprire le porte ad altri campi di conoscenze. Anche la così tanto fraintesa multidisciplinarietà parte da una specializzazione in un certo tipo di studi, non è una somma di esami sostenuti, ma una metodologia di studi, proprio quella che la doppia laurea sta mettendo a repentaglio, perché non si coglierà l’essenza di nessuna metodologia dei due corsi di laurea.
La doppia laurea è nel solco della superficialità sociale, di una società che ha perso la concentrazione e la pazienza, che fa fatica a finire di leggere un libro mentre si ingozza di migliaia di notizie in pillole sui social. Abbiamo accesso come non mai a infinite possibilità di formazione con un solo click, ma in pochi alzeranno la mano per sostenere che è una società più formata e informata.
E poiché ogni cosa poi la si fa all’italiana, è dietro l’angolo il rischio altissimo che la doppia laurea diventi soltanto un’inflazione di titoli per ottenere qualche punto in più per la graduatoria di un concorso pubblico o una speculazione delle Università telematiche. Tutto a danno di ragazzi e ragazze che credono di fare una scelta migliore.