DIRITTO ALL’OBLIO PER GLI ASSOLTI, PASSO IN AVANTI CONTRO LA CONDANNA MEDIATICA

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di Gabriele Rizza
Nel rush finale al Senato per l’approvazione della riforma della giustizia penale targata dal guardasigilli Marta Cartabia, c’è una norma passata immeritatamente in secondo piano: il diritto all’oblio per gli assolti. Norma voluta fortemente da Azione di Carlo Calenda, obbliga la rimozione dal web di tutte le notizie dei procedimenti penali instaurati a carico di persone che sono state indagate o imputate e poi risultate innocenti, attraverso la “deindicizzazione” delle notizie di reato in seguito ad assoluzione o proscioglimento.
Nell’era dell’impero dei media e di una cultura italiana segnata negli ultimi vent’anni dal considerare un indagato o un imputato come colpevole – causa sciacallaggio dei giornali e dei partiti politici, perché la cronaca fa vendere, l’accusa scatena gli animi più delle scuse e si prendono più voti se l’avversario ha un’indagine a carico – il diritto all’oblio è un primo passo avanti nel rendere civile un processo penale.
Con la complicità della recente storia italiana, da mani pulite in poi, la società italiana ha ritenuto “normale” la quantità smisurata di procedimenti penali conclusi poi con l’assoluzione nel 90% dei casi, trascurando con grande viltà che dietro la vita di ogni cittadino, sia esso famoso o comune, esistono famiglie, pensieri, progetti sospesi, vite in bilico, vite bloccate, se non distrutte. Eppure, l’assoluzione è ormai solo una piccola parte della fine di un incubo, perché per anni quel cittadino, famoso o comune, è già stato condannato dai media con una prima pagina sui giornali, mentre l’assoluzione in un trafiletto. Vite spezzate sull’altare del business dell’informazione e su una logica fuori dalla civiltà da parte di certa magistratura che per prenderne uno colpevole ne stana altri cento o mille innocenti.
Molto altro c’è da fare, a partire dalla tutela della vita privata impedendo qualsiasi fuga di notizia che non riguardi strettamente il processo o l’indagine, o un obbligo di dar notizia di un’assoluzione in prima pagina se anche il rinvio al giudizio ha occupato la prima pagina.
Qualcosa sta cambiando, l’epopea del giustizialismo populista volge al termine: la riforma Cartabia ha spazzato via quella di Bonafede, il caso Palamara ha sciorinato tutte le faide e le beghe ideologiche interne alla magistratura, troppi casi di ingiustizia sono andati sotto gli occhi dei cittadini. Ci vuole tempo e ci vuole cultura, intanto un pizzico di civiltà vede s’intravede. Il grado di civiltà di una nazione si vede nel processo penale.

 

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