di Susanna Russo

“Un amico e una persona schietta, concreta e coraggiosa, che lascia per amore dell’Italia e della Lega”, queste le parole di Salvini per congedare il collega Durigon, costretto, dopo di vani tentativi di resistenza, alle dimissioni dopo l’infelice proposta di reintestare il Parco di Latina, che ad oggi porta i nomi di Falcone e Borsellino, ad Arnaldo Mussolini, fratello del Duce. L’ex sottosegretario dell’economia dichiara di aver fatto un passo di lato per evitare che la Sinistra continui ad occuparsi del passato che non torna, invece di costruire il futuro che ci aspetta; ma il leader del Carroccio non ha digerito facilmente questa perdita, ed è subito partito al contrattacco.

Il Ministro Lamorgese è preda facile, da settimane infatti è contestata da tutto il centrodestra, che non gliene lascia passare una. “Rave-party con morti e feriti, baby gang che devastano indisturbate e oltre 100000 clandestini arrivati in meno di 24 ore”, questi tutti i passi falsi compiuti dal Ministro dell’Interno, analizzati dallo sguardo severo di Salvini. Non meno perentoria la leader di Fratelli d’Italia, che sostiene che in un governo serio, per tanta incompetenza, un ministro sarebbe già stato costretto a dimettersi. È insomma difficile non far fronte all’ondata di malcontento generata dall’operato del ministro in questione e dalla sua scarsa capacità di agire prontamente, e a notarlo sono in molti, tra questi anche l’europarlamentare Silvia Sardone: “Il ministro Lamorgese risulta costantemente immobile nel rispondere a qualsiasi problema”.

Si spiega così perché Salvini punta tutto su questo “scambio”: la testa di Durigon per la testa di Lamorgese. Il colpo di grazia lo sferra Vittorio Feltri, sentenziando che in stato di emergenza non basti avere una ministra garbata e che serva qualcuno di polso, non solo di lingua. Effettivamente di parole, quando si tratta di dimissioni, di abbandonare quindi l’Olimpo dei tempi nostri, se ne spendono molte; i fatti invece tardano sempre a verificarsi, quando si verificano.

“Un membro del governo si dimette o perché gli viene chiesto dal Presidente del Consiglio dei Ministri che l’ha nominato, o su richiesta del Segretario del suo partito, o perché glielo suggerisce la sua coscienza”, dichiara Giorgetti, Ministro dello Sviluppo Economico, scordandosi che la coscienza raramente appartiene a chi risiede sulla vetta più alta della Grecia.