di Gabriele Rizza

La civiltà di una nazione si vede anche da come tratta i propri detenuti e garantisce i diritti a chi è sotto processo. Più volte il problema del sovraffollamento delle carceri è balzato in cima alla cronaca innescando una serie di scelte e discussioni che hanno diviso gli schieramenti politici e l’opinione pubblica: sovraffollamento significa che le carceri così come e quante sono in Italia non bastano a far scontare la pena dignitosamente ai detenuti e che la carcerazione come misura cautelare è ad oggi un abuso. Per anni si è risposto a questo problema con gli indulti anziché investire nelle infrastrutture, offrendo così un percorso più qualitativo di reinserimento nella società (la pena detentiva, in fondo, serve proprio a questo). Il problema è stato sempre rimandato ma mai risolto, fino ad arrivare al Covid che, come per la sanità e la scuola, ha messo in luce tutto ciò che è stato trascurato negli ultimi decenni: rivolte nelle carceri nei primi mesi di pandemia, contagi tra detenuti e guardie penitenziarie, decine di morti per Covid. E invece che intervenire con dignità nelle carceri, anche l’attuale governo ci mette del suo per limitare i sacrosanti diritti dei detenuti: fino al 31 dicembre i detenuti sotto processo, anche se vaccinati, potranno assistere solo da remoto al proprio processo, limitando quindi le possibilità di stare più in contatto con il proprio difensore e di assistere con i propri occhi a ciò che ha un impatto così importante sul suo destino. La misura è giustificata dal prolungamento dello stato d’emergenza, ma lo siamo ormai da due anni e in una situazione adesso per fortuna ben diversa grazie ai vaccini. Certe proroghe non sono più giustificabili, specie in materia di giustizia, faro di civiltà di un Paese.

La scelta potrebbe essere anche di comodo, non portare il detenuto in Tribunale è un risparmio sulla scorta. Del resto, il magistrato Nicola Gratteri ha auspicato il processo solo in video proprio per garantire allo Stato questo risparmio. Tuttavia, la garanzia dei diritti non potrà mai essere barattato con un risparmio economico (peraltro infinitesimale per il bilancio dello Stato) e il solo fatto che sia un magistrato a pensarlo la dice lunga su quanto male abbia fatto la cultura giustizialista pompata dai media al nostro Paese.