di Abbatino

Era venerdì 13 gennaio 2012, in una serata fredda e serena all’interno della Costa Concordia, una grande nave da crociera con quattromila persone a bordo. Dopo le 21 un rumore tremendo scuote i passeggeri pronti a scendere nelle enormi sale dei ristoranti, o appena saliti nelle altre sale per vivere una serata sfavillante, piena di eventi e di intrattenimento. Lo scontro è tremendo. Sobbalzano tutti, insieme ai tavoli, bicchieri, piatti, posate, e le urla rimbombano nei corridoi. Le 69 nazionalità presenti erano unite nella paura. La nave si spegneva e si riaccendeva, si inclinava e ancora nessuno dava l’allarme. Solo dopo lunghissimi 50 minuti si dichiara il MayDay, e iniziano le operazioni caotiche di abbandono della nave. Il resto è storia. Una storia tragica, 32 morti. Un disastro navale e umano. Dopo dieci anni cosa resta del naufragio delle Costa Concordia? In primis la condanna per il suo comandante, Francesco Schettino. Abbiamo acquisito nel nostro vocabolario quotidiano termini come inchino, biscaggina, scialuppa, ma soprattutto Schettino diventa simbolo di fallimento, tragedia, disastro e naufragio. Non tornò mai a bordo, nonostante le ripetute intimazioni. Divenne sinonimo di disonore e irresponsabilità. Da quel giorno entrarono anche nel nostro vocabolario la parola coraggio e la parola solidarietà. Coraggio, come quello dimostrato dal vicesindaco dell’isola del Giglio, Mario Pellegrini, che salì, primo tra i gigliesi, sulla nave ad aiutare i naufraghi a scendere nelle scialuppe contribuendo a salvare molte vite, comportandosi da incosciente coraggioso, soccorritore di sconosciuti. Solidarietà come quella dimostrata da tutta la comunità della piccola isola sperduta nell’arcipelago toscano, che si aprì al
mondo, rendendo accessibili le chiese e le case, per ospitare i quattromila naufraghi: dettero tutto quello che avevano per sfamare, coprire gli sfortunati croceristi e i soccorritori che stavano affluendo sull’isola, coordinati dal comandante De Falco.
Nel frattempo, gli occhi del mondo che guardavano l’Italia. Appesa ad una piccola isola del Tirreno.