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venerdì, 2 Dicembre, 2022

Darwin e Nietzsche – come l’evoluzionismo influenza la filosofia

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Quando si chiede a qualcuno quale sia il suo filosofo preferito, il 90% delle volte la risposta è una sola: Friedrich Nietzsche. 

Ebbene si, perché Nietzsche è uno di quei nomi titanici della storia umana che tutti, profani della filosofia o meno, abbiamo sentito almeno una volta. Quale fosse il vero senso del pensiero di Nietzsche rimane però, fortunatamente, un misero religiosamente custodito da pochi esperti. 

Questa è la storia de «La Volontà di Potenza», un testo attribuito a Nietzsche, ma scritto invece dalla sorella che, proprio come quasi tutti noi, non aveva compreso il pensiero del fratello. La Volontà di Potenza vede i natali nel 1906, sei anni dopo la morte di Nietzsche, ed unisce -anche nelle edizioni successive del 1911 e posteriori- un insieme di frammenti riordinati arbitrariamente dai due curatori dell’opera. L’idea alla base di quest’opera era, con ogni probabilità, della sorella di Nietzsche desiderosa di mostrare come il pensiero del filosofo potesse essere adattato, ed anzi fondante, per il partito nazista, di cui Elisabeth era un membro particolarmente affezionato. 

Questo meticoloso lavoro di composizione di frammenti non è, tuttavia, il frutto univoco dell’immaginazione di Elisabeth Nietzsche, ma anzi trae le sue origini in un progetto concepito dallo stesso Friedrich  a Rapallo, intorno al 1983. Fu in quell’anno che il pensiero dell’autore sulla volontà di potenza cominciò ad essere abbozzato in un testo scritto. Sfortunatamente, però, questo testo non vide mai la luce, se non in quella chimerica creazione che fu il libro edito nel 1906. 

Ma che cos’è la volontà di potenza?

L’idea di volontà di potenza nasce in Nietzsche durante le sue letture di Schopenhauer che, per primo, abbozzò un concetto chiamato volontà di vivere. Entrambi i pensatori ritenevano infatti che omnia est voluntas, ovvero tutto è volontà, ma se per il primo la filosofia era utile ad uscire dalla trappola della volontà attraverso la noluntas, ovverosia la negazione, per Nietzsche è impossibile uscire dal circolo della volontà di potenza. Tutto è volontà e la volontà non vuole altro che se stessa. 

Questo è, certamente, l’assioma principale dal quale possiamo partire per comprendere questo concetto fondamentale per la filosofia moderna. 

La vera rivoluzione sulla nostra comprensione di questo concetto si ebbe però solamente nel 1988/189 quando Francesco Moiso, professore all’Università degli Studi di Milano, tenne un corso sulla relazione tra il pensiero di Nietzsche ed il pensiero scientifico. Quale eresia! Nietzsche associato alla scienza? Non è forse vero che non vi siano pensieri più antitetici di questi (basti pensare in questo senso alla Gaia Scienza)?

Moiso dimostra che la risposta a questa naturale reazione che molti lettori avvezzi di filosofia avranno certamente avuto è un secco e lapidario “no”. Nietzsche non è affatto antitetico al sapere scientifico, semplicemente perché è evidente che quest’ultimo ebbe un’influenza enorme sullo sviluppo del pensiero del filosofo. 

In particolare, secondo il professore torinese naturalizzato a Milano, furono Darwin e la sua teoria dell’evoluzione ad influenzare così largamente Nietzsche e la sua teoria della volontà di potenza. A comporre il pensiero nietzscheano furono diversi scritti scientifici, di cui in verità L’origine della specie fu solo la punta dell’iceberg; citiamo, a tal proposito, anche Goethe ed i suoi scritti, in cui Nietzsche vide la volontà di rompere violentemente con qualsiasi idea di finalismo e telologia. 

L’individuo, a fine ottocento, non è più un essere creato così da Dio, ma un insieme di parti che lottano tra di loro. Questa lotta morfogenetica per il predominio da parte di ogni singola parte per il tentativo di occupare più spazio possibile si configura come un prospettivismo ermeneutico che mira alla potenza. L’idea darwiniana che l’evoluzione fosse un processo casuale prodotto dalla lotta di individui e di parti di individui ebbe una larghissima influenza sull’idea, tutta nietzscheana, di volontà di potenza, ovverosia -come abbiamo visto- di una volontà che vuole se stessa. 

Nel pensiero darwiniano possiamo leggere, senza dubbio, la massima espressione di ciò che Nietzsche avrebbe poi chiamato volontà di potenza, riprendendo in senso lato quel concetto che i greci avevano definito, a loro tempo, ζωη: vita assoluta

Il dialogo tra scienza e filosofia, tra Darwin e Nietzsche, ci dimostra come il confronto tra punti di vista che possono apparire antitetici non solo sia auspicabile, ma addirittura proficuo: se Nietzsche non avesse letto Darwin e Goethe e non avesse visto in loro l’espressione massima della volontà di potenza, oggi non avremmo quel capolavoro rubato che è il testo pubblicato da Elisabeth Nietzsche per conto del suo defunto fratello. 

di Stefano Sannino

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