di Angelo Portale

PRIMA PARTE.
L’umanità è dominata dall’ansia di star bene, di star meglio. Essere ansiosi è diventata un’abitudine anzi, peggio, una cattiva abitudine, tanto più deleteria quanto meno consapevole. Quanto più si diffonde la cultura del benessere tanto più si avvertono indizi di sfiducia e paura. Non che la cultura del benessere sia negativa in sé! Il problema è che essa spesso si appoggia su fondamenti superficialissimi e fragili. Cos’è allora questo desiderio di star bene? In quale ambito l’uomo vorrebbe star meglio?
Per l’uomo di oggi, per svariati motivi che non stiamo qui ad analizzare (sarebbe troppo lunga la riflessione), vuol dire: stare meglio economicamente, avere più successo, essere più visibile, sentirsi più amato, avere meno problemi possibili, avere più gratificazioni, sentirsi sempre al top. Tutte cose legittime, sembra ombra di dubbio, ma quanto sono stabili? La loro durevolezza e presenza può dipendere esclusivamente da noi? Può ogni uomo affidare la sua felicità alla soddisfazione di tali bisogni, facendosi discepolo di quei guru contemporanei che per vendere libri promettono il paradiso? Addirittura, da come parlano, sembra migliore di quello che, per chi crede, ha creato il Padre Eterno.
Cerchiamo di essere lucidi, razionali, saggi e realisti. Chiediamoci con spietata franchezza: chi può, ad esempio, darci la certezza al 100% che diventeremo ricchi, che avremo successo, che godremo sempre di ottima salute, che non avremo problemi? Nessuno! Fortunatamente! E allora perché dovremmo affidare la sorte della nostra felicità a una cultura del benessere di siffatta materia?
È strano poi che, malgrado tale desideri, in fondo in fondo oggi si ha sempre meno fiducia (nel futuro, negli altri, nella vita, in se stessi) e molta più paura (di tutto). Viviamo come se, all’improvviso, dovremmo o potremmo ricevere un agguato da qualsiasi parte. Non ci sentiamo al sicuro. Si moltiplicano quindi le assicurazioni. Per ogni cosa si può stipulare una polizza: “Non si sa mai succedesse qualcosa, siamo coperti”, si dice, ci diciamo. Che succede allora? Facciamo la polizza per essere coperti qualora dovesse accaderci qualcosa, speriamo però che non ci accada nulla, ma sotto sotto, ogni tanto, ci sfiora un pensiero: “Però, magari, un piccolo incidente non troppo grave, potrebbe far entrare qualche migliaio di euro…”. E allora si vive con la doppia attesa contraddittoria: stare bene o stare male per stare meglio? Ognuno scelga per sé.

[ continua]