di Angelo Portale

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Io però mi chiedo se possiamo pensare ad un modo diverso di stare bene, più stabile e meno fantozziano.
Penso che oggi l’uomo non stia bene perché vive schiavo di troppi idoli. E gli idoli non fanno star bene, perché promettono e non danno, anzi tolgono. «Dio dà tutto e non toglie nulla» disse Benedetto XVI, al contrario, gli idoli non danno nulla e tolgono tutto.

Per la persona saggia, capace di riconoscere ciò che può diventare idolatria, ciò su cui non può fare totale affidamento, ciò di cui non può e non deve illudersi (non gli converrebbe farlo), star bene significa soprattutto “fare il bene”, “fare le cose bene”, “far star bene”. Su ciò si che può avere il controllo al 100%!

“Star bene”, quindi, significa: “stare nel bene”, “dimorare nel bene”. E non si può stare nel bene se, innanzitutto, il bene e il desiderio del bene, non sono presenti nella volontà, come scelta.

Come faccio a star bene se non sto nel bene? Se dentro di me non dimora il bene? Se penso di fare il bene solo se mi conviene? Non ci sono alternative. Possiamo esser categorici in tal senso, drastici, perentori, tassativi, rigidi. Inutile illudersi. Non c’è felicità se non facciamo una scelta esistenziale e consapevole a favore del bene.

Certo, la cultura odierna non è di aiuto e fa di tutto per ostacolarci, per farci travolgere dalla corrente che si muove forte in direzione opposta. Il male, infatti, sa sedurre molto bene. Io penso, però, che abbiamo le forze per andare controcorrente. Dice il Libro della Genesi: «Il male è sempre accovacciato alla tua porta ma tu dominalo!». Malgrado le possibili o reali potenze contrarie, la responsabilità della direzione esistenziale personale rimane solo e soltanto nostra. L’unico vero potere che l’uomo possiede è il libero arbitrio, la possibilità di scelta, del bene o del male, di amare o di non amare. Ecco perché la realizzazione più alta che possiamo fare della libertà è fare il bene. Unica, irriducibile realtà per stare veramente bene, per stare meglio.

Io, al resto, non credo e, all’attuale cultura del benessere preferisco, sforzandomi ogni giorno, la cultura dell’essere, quella del vero bene, quindi del più stabile ben-essere (stare nel bene). Quindi lavoro per il mio cambiamento interiore nella direzione del dono di me stesso. Se cado mi rialzo ma il mio orizzonte di senso è questo.