di Angelo Portale

Quanto non va di moda il monito di Gesù nel Vangelo di questa domenica! Perché vogliamo essere i primi?

Perché non ci apparteniamo realmente e nel profondo. Perché la nostra autostima è bassa. Perché non sappiamo chi siamo e non abbiamo consapevolezza della nostra dignità a prescindere dalle nostre prestazioni e da quello che pensano di noi gli altri. Non appartenendoci abbiamo bisogno di confrontarci e fare paragoni con gli altri per accorgerci di esistere.

Se la nostra autostima fosse equilibrata non avremmo bisogno di fare paragoni con gli altri. Ci interesserebbe soltanto ciò che è importante: sapere di essere capaci di far fronte alle sfide della vita e non di essere i primi tra gli altri. L’autostima infatti è questa: sapersi in grado di affrontare la vita, avendo fiducia in noi stessi, nella vita, in Dio.

I paragoni con gli altri ci danno la possibilità di identificarci in qualcosa, in un ruolo, in una capacità. In qualche modo ci danno una sorte di identità, ci incasellano in qualche etichetta che ci dà un’illusione di stabilità, di sicurezza. Tutto ciò però porta a guerre interiori ed esteriori. Chi vuol essere il primo vive perennemente in ansia perché deve assolutamente raggiungere dei traguardi. Rischia di considerare gli altri dei nemici. Si serve degli altri per raggiungere i suoi obiettivi. Chi vuol essere il primo non sa servire, non può servire, non vuole servire. Chi vuol essere il primo non è capace di non strumentalizzare gli altri per i suoi scopi.

Ma cosa è la grandezza? Cos’è che di una persona possiamo definire grandezza? Forse la sua notorietà? Forse il suo potere? Forse le sue ricchezze? Dipende. Dipende dalla gerarchia dei nostri valori personali. Ciò che ci fa complimentare con gli altri può sempre rivelarci tale gerarchia. Ciò che degli altri ammiriamo con invidia ci rivela chi siamo, cosa consideriamo “grande”.

La grandezza che ci ha mostrato Gesù è l’umiltà, la capacità di farci piccoli, la capacità di metterci al servizio degli altri, quindi di amare. Amare è servire e non servirsi. Attenzione: non stiamo parlando di servilismo ma di servizio. Sono due cose radicalmente diverse. Chi si mette a servizio lo fa non per raggiungere altri scopi (servilismo), ma con il desiderio di fare del bene, di essere utile, d‘amare.

L’energia più potente dell’universo è l’amore. È l’amore la cosa più grande. La grandezza di un uomo o di una donna si misura dalla loro capacità di amare senza rinfacciare, cioè di amare gratis. Chi sa amare, sa amarsi. Chi sa amarsi, sa amare. Costui non ha bisogno di essere primo perché sente di aver vinto il premio. Quale è il premio? Essere capace di farsi servo, essere capace di non avere la necessità di sentirsi grande ma di esserlo realmente amando, essere capace di non aver bisogno di mostrare una immagine, essere capace di saper fare a meno del giudizio e dei complimenti degli altri. La grandezza non è “sentirsi” grandi ma “essere” piccoli.