di Angelo Portale

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Il diavolo è una creatura spirituale non condizionata dai limiti sensitivi della materialità. Non essendo come l’uomo, che in quanto fatto di carne e spirito è condizionato e limitato nella volontà e nel suo intelletto e dunque incapace di prendere delle decisioni del tutto chiare e definitive, egli ha potuto fare una scelta perfettamente consapevole, deliberata e definitiva di non accettazione di Dio e della propria limitatezza creaturale. Negando Dio ha negato la bontà e la verità della sua natura primariamente buona.

Molto interessante quanto dice Renzo Lavatori in riferimento al rifiuto di Satana per quanto riguarda la verità della sua natura creaturale: « (…) egli stesso ha scelto di non voler essere determinato secondo la misura della sua consistenza ontologica, ma di porsi come negazione della bontà e verità della propria natura; egli resta così il soggetto profondamente indeterminato, disorientato, dispersivo, tendente alla dissipazione di sé, pur credendo che tale indeterminatezza del suo essere, da lui liberamente e consapevolmente scelta, costituisca la sua effettiva grandezza, la sua originalità e superiorità. Questa torpida menzogna nei confronti di se stesso provoca nel diavolo un orgoglio indomabile e un’ottusa vanità, rendendolo vuoto di ogni valore autentico e gonfio di presunzione. Qui si nascondono la sua chiusura interiore, il suo isolamento e la sua aridità, nell’impossibilità di comunicare intimamente con chiunque e di intendere obiettivamente qualsiasi cosa sia detta al di fuori della falsità entro cui ha racchiuso il suo essere», (Renzo Lavatori, Satana un caso serio).

Satana può essere teologicamente definito come anti-icona o anche deformazione negativa dell’essere creato. In modo infinitamente opposto alla Trinità egli è l’espressione dell’impossibilità di qualsiasi comunione, non solo con le altre creature, ma proprio con se stesso. Creatura piena di superbia, orgoglio e accusa verso gli altri. La negazione di ogni forma di amore o di dono o di accoglienza d’amore. E questo proprio per l’indeterminatezza della sua personalità molteplice e dilaniata in svariate forme.

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