di Angelo Portale

Il Vangelo di questa domenica (Mc 7,1-8.14-15.21-23) ci dà diversi spunti di meditazione. Mi soffermerò solo su alcuni versetti, estrapolandoli ma senza decontestualizzarne il significato. I contenuti principali sono due: 1. rendere a Dio un culto autentico, 2. cosa è impuro (da dove nasce l’impurità).

Riprendendo Isaia, Gesù afferma: «Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi rendono culto […]». Gesù sta denunciando il Nominare invano il nome di Dio. Trasgredire questo comandamento non significa solo e semplicemente bestemmiare come lo intendiamo noi. Ci sono bestemmie che sono preghiere, ci sono preghiere che sono bestemmie. Dio, di alcuni disperati, considera preghiere “pure” (nel senso di “anche” e nel senso di essere preghiere “vere”, non ipocrite, pure) le bestemmie. Dio invece, degli ipocriti, considera bestemmie le loro preghiere.

Il culto autentico si rende non con le labbra, ostentando la presunta fede, l’essere cattolici, il bene fatto e roba simile. Il culto autentico è un cuore vicino a Dio. Ed essere vicini a Dio non significa essere precisi e perfetti. Il cuore di Dio è amore. Essere vicini a Dio vuol dire amare: nel senso propositivo del donarsi e nel senso redentivo del perdonare. Il cuore di Dio è umile. È Cristo il cuore di Dio, perché Dio padre ama suo figlio con tutto il cuore. Essere vicini a Dio è essere vicini a Cristo. Essere vicini a Cristo vuol dire prendere il suo giogo sopra di noi per restargli accanto e divenire anche noi come lui miti ed umili di cuore. È andare a morire in croce perdonando i nemici.

Cosa è impuro? Ciò che è contaminato, ciò che non è puro, ciò che non è tutto intero, ciò che è diviso, ciò che è corrotto, inquinato, che tiene insieme cose completamente diverse. Tutti siamo peccatori, Dio lo sa. Ma una cosa è essere peccatori, altro è essere corrotti nel cuore ed ostentare onestà.

Di tutto ciò che esiste nulla è contaminato. Lo dice Gesù. È dal cuore dell’uomo che esce ogni forma di male che contamina le cose. Il male viene dal cuore dell’uomo! Dal mio cuore innanzitutto, non dal cuore degli altri. Io devo superare il male che viene dal mio cuore, non devo ipocritamente giudicare solo il male che vedo negli altri.

«Tutto è puro per chi è puro, ma per quelli che sono corrotti e senza fede nulla è puro: sono corrotte la loro mente e la loro coscienza. Dichiarano di conoscere Dio, ma lo rinnegano con i fatti, essendo abominevoli e ribelli e incapaci di fare il bene», scrive Paolo nella Lettera a Tito (1,15-16).

Il discorso sull’amare Dio in modo vero, cioè avere un cuore vicino al suo, si collega così al discorso sul puro e sull’impuro. Amare Dio vuol dire non essere ipocriti. È l’ipocrisia la massima espressione dell’impurità perché essere ipocriti vuol dire recitare un ruolo, simulare, non esprimersi con sincerità nella verità, non essere interi ma doppi, o tripli a seconda dei casi, cioè essere contaminati, inquinati, corrotti appunto.

Rendere culto a Dio è amare, mettercela tutta, essere umili, essere miti, riconoscere di essere peccatori, chiedere perdono, lottare innanzitutto contro la nostra corruzione e non contro quella degli altri. Oggi tutti lottiamo contro la corruzione degli altri. Chi ha il coraggio e l’onestà di lottare contro la propria?