di Angelo Portale

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La consapevolezza della tragicità dell’esistenza di Satana e della sua opera, se da una parte deve renderci vigilanti sapendo che «come leone ruggente va in giro cercando chi divorare», dall’altra non deve farci cadere nella disperazione o farci pensare che è più potente di quanto non lo sia realmente. Satana è una creatura e come tale è sottoposta al governo di Dio. Egli cerca continuamente di sedurre la volontà dell’uomo, ma non ha potere se l’uomo non gli apre la porta. Molto vero quanto diceva Francesco di Sales a proposito del diavolo: «che strepiti pure dietro alla porta, basta non dire chi è?». Possiamo dire con forza che il diavolo non può nulla senza il consenso dell’uomo! O meglio: il diavolo, di per sé, può molto senza il consenso dell’uomo: ha un qualche potere sulla realtà, come gli angeli. Ma non può violentare la libertà della persona!
La sua azione di tormento nei nostri confronti in realtà non è altro che un modo con cui chiede all’uomo di dargli potere. Ma noi crediamo che «Dio mai permetterà che siamo tentati al di sopra delle nostre forze» ed è per questo che diverse volte al giorno la Chiesa ci comanda di invocare il Padre chiedendogli supplicanti: «liberaci dal male!». Male che intende sia il maligno, sia il peccato. Non credo però che la sofferenza sia, per il cristiano, un male allo stesso modo in cui lo è il peccato. Ribadiamo ancora con forza che il male peggiore è il peccato.
N.B. Il peccato è la forma suprema del male. Essa è celata agli atei ed è rivelata dalla fede. Per un non credente il peccato (alcuni tipi) non è un male. Il credente invece sa che se soffre non si sta separando da Dio, mentre se pecca, si.
E in questo, la volontà è sempre libera di dissentire. Ma nonostante ciò il diavolo continua ad operare con forza, aiutato da chi, purtroppo, acconsente alla sua azione. Ma come dobbiamo porci di fronte al male? Come guardarlo?
Fin dove l’uomo può arrivare direttamente deve fare di tutto per diminuire la sua azione. Ma c’è anche qualcosa d’altro che può venirci in soccorso in questa lotta contro il male: il perdono. Perdono che non è giustificazione del male, ma perdono del nemico. L’amore al nemico! Il perdono è ciò che ha la potenza di annientare volta per volta il male del peccato. D’altra parte cosa ha fatto Dio con noi? L’uomo può rispondere nella misura in cui è unito a Cristo con il perdono, offrendo a Dio la propria accettazione di quel male e pregando, come S. Stefano, per i suoi persecutori. Il carattere redentivo del male sofferto diventa così occasione per far crescere in noi la fede in un Dio immensamente buono. Dio ha voluto che la sofferenza, dopo il peccato originale, facesse parte della vita di ogni uomo. In noi deve nascere e crescere quella fede e quell’amore che ama Dio indipendentemente da ogni cosa; sarebbe altrimenti idolatria. Sarebbe un dio amato solo nella misura in cui corrisponde a quanto io penso. Credere partendo dall’esistenza del male, nonostante la sua esistenza, significa schierarsi contro di esso. La descrizione più completa e definitiva che Dio ha dato di se stesso, all’uomo, è stata Cristo.

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