di Angelo Portale

Chi di noi, almeno una volta nella vita, non si è trovato a far caso a delle strane coincidenze? Sovente, poi, nel maldestro tentativo di interpretarle, ci siamo abbandonati a spiegazioni antitetiche che stanno agli antipodi. Generalmente si inizia cercando una causa diretta e vicina al fenomeno accaduto. Poi, non trovandola, o perché abbiamo cercato male o perché ci siamo stufati di cercare e capire, abbiamo concluso che è stata una mera casualità. Ma il termine caso, in realtà, nella vita, non dovrebbe neanche essere usato per interpretarla. È un termine vuoto, senza un vero significato, perché nulla è casuale. C’è sempre una logica intelligente, misteriosa e al di là, dietro ogni cosa che esiste e all’origine di ogni evento che accade. Il caso è solo o un pigro palliativo o una presuntuosa spiegazione per dare una risposta a ciò che ci sfugge e ci supera.

Il XX secolo è stato il periodo che ha visto incontrarsi sul pianeta terra, non casualmente, due geni: Carl Jung e Wolfgang Pauli. Non c’è bisogno di dire chi è Jung. Non tutti sanno invece chi è Pauli (1900-1958). Fisico austriaco, tra i padri della meccanica quantistica, vinse un premio Nobel nel 1945. A causa di un grave periodo di crisi personale, nel 1928 entrò in contatto con Jung. Oltre alla terapia psicoanalitica a cui il fisico si sottopose, tra i due si creò un sodalizio fatto di stima, amicizia, corrispondenza scientifica. Il loro incontro rese possibile mostrare all’umanità la reale (e sempre presente) connessione tra psiche e materia.

Jung, nel 1930, coniò il termine sincronicità «[…] per descrivere una connessione a-causale fra stati psichici ed eventi oggettivi. È la coincidenza di uno stato psichico dell’osservatore con un evento esterno e oggettivo che è simultaneo al primo e che è direttamente correlato a quello stato o contenuto psichico, dove non esiste alcuna evidenza di una connessione causale tra lo stato psichico e l’evento esterno e dove, considerando la relatività psichica di spazio e tempo, una tale connessione non è minimamente concepibile». In poche parole la sincronicità è un fenomeno che unisce psiche e materia che nasconde un significato molto importante per la persona, proprio per quella persona, che la sta osservando. Nel portare avanti questi studi fu incoraggiato e confermato dalle scoperte della meccanica quantistica di quel periodo.

Pauli, anche grazie ai sogni che faceva e a diversi eventi accadutigli (cfr. il famoso e sconcertante “Effetto Pauli” e non solo …), stava indagando a fondo sul mistero che unisce la mente alla materia e che genera sincronicità tra i due a livello quantistico.

L’alchimia tra le loro persone, le loro ricerche e le loro scoperte ha mostrato che «[…] la sincronicità è la colla dell’universo» e il suo serbatoio è l’inconscio collettivo, substrato comune tra psiche e materia.

 

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