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mercoledì, 12 Giugno, 2024

La scomparsa di Elice la vera atlantide

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Le città sommerse sono, senza ombra di dubbio, una parte fondamentale dell’immaginifico umano in merito a luoghi antichi e misteriosi, di cui Atlantide ne è sicuramente un fulgido esempio.

Al di là della misteriosa città citata da autori celeberrimi come Platone, però, ve ne sono altre di cui si ha testimonianza storica e che ora giacciono in fondo al mar Mediterraneo, ormai dimenticate da tutti a discapito della loro straordinaria storia.

Il fascino che l’uomo prova per le “città affondate” è così morboso da essere ormai parte del nostro modo di pensare al mistero: basti pensare, in questo senso, alle celeberrime foto di Heracleion, sul delta del Nilo, scattate dall’archeologo Franck Goddio e che mostravano statue di divinità egiziane sommerse dalle acque, destinate a rimanere nel nostro immaginario sull’antico Egitto.

Proprio come noi, anche gli antichi erano affascinati dai cataclismi che, violentemente, ponevano fine alla vita delle loro città: è il caso di Elice, una città del Peloponneso che fu sede della lega achea, un’unione di dodici città greche.

In una notte del 373 a.C., a causa di un violento terremoto notturno, l’intera città di Elice e la vicina località di Bura, sprofondarono in mare a causa di un violento maremoto che seguì all’evento sismico. L’intera esistenza di una delle poleis principali della Grecia antica, fu spazzata via in una sola notte: abitazioni, botteghe, famiglie, affreschi e perfino il famosissimo tempio di Poseidone, il principale della città, smisero di esistere da un giorno all’altro.

Pausania racconta che del tempio del Dio del mare non rimasero che le cime degli alberi che costituivano il boschetto del santuario; del resto, nulla ci è dato sapere.

Quel che è certo è che la città di Elice, un tempo fulgido vessillo della grecità, scomparve con tutti i suoi abitanti e non fu mai più ritrovata, nonostante le numerose ricerche archeologiche e le altrettanto numerose speculazioni letterarie: l’interesse morboso dimostrato nei confronti di questa “vera Atlantide” non è servito a riscoprirne né l’ubicazione né tantomeno i misteri.

Ritrovare Elice significherebbe avere uno scorcio sulla vita di una polis del 373 a.C. rivoluzionando, probabilmente, le nostre attuali conoscenze sul periodo storico, proprio come la scoperta di Pompei ed Ercolano è servita a raccontare le eco di un altro tipo di passato misterioso, scomparso altrettanto velocemente con l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.

Del mistero di Elice e dei suoi mitici abitanti rimane solo un dubbio, fondato sulla credenza che Platone possa essere vissuto in epoca contemporanea all’inabissamento della città: che il filosofo greco si sia ispirato a questa tragedia per scrivere della sua Atlantide?

Il mistero, purtroppo, rimarrà tale, a detta degli esperti, ancora per diverso tempo.

di Stefano Sannino

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