di Angelo Portale

Questa domenica il Vangelo parla in modo molto forte di scandalo: «Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare».

Nel linguaggio biblico il termine scandalo riflette due significati: inciampo e ostacolo. Essere di inciampo è essere causa di caduta per gli altri, condurli fuori strada, fuori bersaglio, cioè al peccato. Essere di ostacolo è essere di impedimento alla fede degli altri, sbarrar loro la strada al Regno di Dio, mettere loro dei pesi che non sono fondamentali per amare, per seguire Gesù.

Con la nostra vita, noi cristiani, possiamo essere luce per gli altri oppure inciampo e scandalo. Abbiamo una grossa responsabilità in questo.

Così Padre Raniero Cantalamessa commenta: «C’è uno scandalo buono da parte dei credenti che consiste nel proclamare la fede in spirito e potenza, in tutte le sue esigenze, senza adulterarla per renderla piacevole al mondo. Gesù stesso fu pietra di scandalo in questo senso. ma c’è uno scandalo cattivo da parte dei credenti, che consiste nel non vivere le esigenze della fede, nel tenere prigioniera la verità di Dio. Al tempo di Gesù, questi erano gli scribi e farisei ipocriti, i quali chiudevano il regno dei cieli davanti agli uomini, sicché essi non vi entravano e non vi lasciavano entrare nemmeno quelli che lo volevano. Oggi possiamo esserlo noi quando viviamo nell’ipocrisia e nella moralistica pretesa verso gli altri. Se noi professiamo di seguire il Vangelo e poi, nella vita, siamo ingiusti con il prossimo, spietati di fronte alle necessità e al dolore, cinici, noi impediamo che gli uomini prendano sul serio la parola di Gesù, che si convertano e credano in lui; noi, cioè, siamo di scandalo; non entriamo (perché così facendo siamo fuori anche noi) e non lasciamo entrare. C’è più gente, forse, che non crede e combatte la fede per la cattiva testimonianza che noi cristiani rendiamo ad essa, che non gente che non crede per pigrizia e cattiveria.

Se non vogliamo essere di scandalo abbiamo bisogno di chiedere insistentemente a Dio la sua grazia e non esserle di impedimento. Non si tratta di diventare coerenti nel senso di impeccabili, ma capaci di amare. L’amore va oltre la coerenza. Fatto di generosità e misericordia, esso è anche umile, accogliente, mite. Dove c’è un cristiano mite, umile, accogliente, che ama e perdona, che si fa amare e si fa perdonare, che confida in Dio, che riconosce i suoi peccati, non può esserci scandalo.