di Angelo Portale

Con questo pezzo darò il via ad una serie di articoli che vogliono presentare alcuni aspetti del pensiero dello psicologo statunitense Carl Rogers. Iniziamo col prendere in considerazione la sua concezione del Sé e come esso si forma e si evolve. Avendone studiato a fondo la pedagogia ho ritenuto potesse essere molto utile divulgare qualcosa della sua più che cinquantennale riflessione teorico-pratica.

La struttura del Sé, cioè la rappresentazione concettuale organizzata della realtà, si forma e si sviluppa in seguito all’interazione con l’ambiente, che è la realtà in cui vive l’individuo. Ogni soggetto percepisce la realtà all’interno di un campo percettivo, quello suo, e reagisce ad esso in modo personale, in consonanza cioè di come lo vive e lo comprende. Possiamo quindi dire che: «Ogni persona vive in un mondo esperienziale in continua trasformazione di cui essa è il centro».

Man mano che la persona struttura il proprio Sé in modo autentico, si verifica una crescita e una differenziazione del suo campo percettivo. In tutto ciò, gioca un ruolo di fondamentale importanza il concetto stesso di Sé dell’individuo. Se tra questo e le esperienze c’è coerenza, cioè se le esperienze che fa sono simbolizzate in modo coerente rispetto al concetto di Sé, allora accade un sempre più maturo adattamento psicologico e si instaura un circolo virtuoso tra concetto di Sé, percezione e simbolizzazione del vissuto. Ogni soggetto avrà di conseguenza un suo schema di riferimento. Ora, poiché il comportamento di ogni persona è il risultato dell’interazione tra il Sé e il suo campo percettivo, «Il punto di vista migliore per comprendere il – un – comportamento è quello che si pone all’interno dello schema di riferimento dell’individuo stesso». Cos’è il comportamento? Il comportamento « […] è fondamentalmente l’insieme dei tentativi dell’organismo di soddisfare i propri bisogni così come esso li vive, muovendosi nel campo così come esso lo percepisce».

 

[continua]