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giovedì, 16 Maggio, 2024

Clima: un approccio galileiano

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Nel pomeriggio di sabato 18 novembre a Milano si è tenuta una conferenza sul clima organizzata da Tea Party Lombardia e Milano Città Stato in cui si è affrontato il tema, sembra curioso a dirsi, in maniera scientifica. Contrariamente alla vulgata comune sul cambiamento climatico, il convegno ha insinuato dei dubbi sulla granitica certezza con cui viene propagandato dai media.

Il primo relatore è stato il prof. Luigi Mariani, agronomo che si è focalizzato su un approccio galileiano del problema ovvero sulle misure, mostrando che l’innalzamento globale della temperatura è basato su misure non precise. Nel mondo sono presenti migliaia di stazioni meteorologiche, ma in ampie aree del pianeta come Africa, India, Cina e Sud America sono presenti in numero irrisorio e pertanto esiste una carenza di dati che non può non far nascere dei dubbi su alcuni risultati esposti come certezze assolute.

Il secondo relatore, il prof. Gianluca Alimonti, fisico, ha posto l’attenzione sul racconto dei mass media sull’aumento dei disastri naturali. Anche in questo caso si è proceduto con un approccio galileiano e il prof. Alimonti ha usato i dati del database EM-DAT (Emergency Events Database), creato dal centro studi CRED (Centre for Research on the Epidemiology of Disasters) che raccoglie dati sui disastri che avvengono nel mondo. Attualmente è il database più ampio ad accesso pubblico sui disastri. Il centro ha più volte specificato che nel tempo è migliorata la registrazione dei dati e pertanto l’apparente incremento dei disastri è semplicemente dovuto alla registrazione di eventi che prima non venivano registrati, per esempio perché avvenivano in paesi arretrati e nessuno pensava di comunicarli al centro. In ogni caso dal 2000 in poi la registrazione dei disastri ha raggiunto una certa qualità e stabilità e strano a dirsi diminuiscono contrariamente a quanto viene sbandierato dai media. Diversamente a quanto si potrebbe pensare. che l’aumento della popolazione mondiale e dell’urbanizzazione avrebbe causato un incremento degli incidenti perché, per esempio, dove prima un fiume straripava in una zona disabitata, ora è presente l’uomo, si ha invece una diminuzione. Ciò è dovuto alle migliorate conoscenze scientifiche che permettono di prevedere in anticipo e al progresso tecnologico che permette di far fronte alle forze della natura in maniera migliore.

Andamento del numero dei disastri naturali

Dopo il prof. Alimonti è intervenuto il prof. Battaglia che ha parlato di energia e di come le rinnovabili come sole e vento danno un contributo minimo alla produzione mondiale ed è impensabile che possano sostituire tutte le altre fonti. Tra l’altro vento e sole funzionano in maniera discontinua non garantendo di poter erogare energia quando serve. Lo stato italiano spende oltre 10 miliardi per finanziare le fonti rinnovabili e senza quella cifra non ci sarebbe mercato per quel tipo di fonte. Il prof. Battaglia metteva in evidenza come quella cifra poteva avere un utilizzo migliore se si usasse per il dissesto idrologico.

Infine, l’ultimo relatore il prof. Giaccio ha discusso degli interventi dei grandi fondi di investimenti nel settore della transizione energetica. Questi grandi fondi si sono buttati a capofitto su tutte quelle aziende coinvolte nel cambiamento pensando di aver trovato il nuovo eldorado e in qualche modo spingendo anche l’opinione pubblica verso quell’idea. È stato sufficiente che il governo degli Stati Uniti si trovasse a dover tirare la cinghia della spesa pubblica e tagliare i fondi per le fonti rinnovabili per mettere in crisi il settore e spingere i gestori dei grandi fondi di investimento a una maggiore prudenza. Ci si accorge che la transizione energetica può reggersi solo sul contributo statale e quindi sulle tasse dei cittadini senza essere un autonomo volano di cambiamento.

Il convegno è risultato molto interessante mettendo in luce come a volte quella che viene passato per scienza risponde ad altri interessi e che la scienza si basa sui dati e non è ideologica.

di Vito Foschi

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