di Abbatino

Dopo la sconfitta nelle grandi città, i tre leader del centrodestra si sono ritrovati cordialmente nella sede romana di Silvio Berlusconi. Letta vuole fare il federatore della sinistra e rilancia l’Ulivo 2.0, senza la faccia di quel mortadella che ne fu il fondatore. Due poli due coalizioni, questo emerge dalle recenti elezioni amministrative. Dal tripolarismo al ritorno del bipolarismo. Ormai il movimento cinque stelle ha trovato la sua collocazione nel centrosinistra, senza contare niente e senza decidere niente. Conte non è quello che pensavano fosse i grillini. Scarso appeal scarsa visione del futuro per un movimento alla frutta e ininfluente. Ha perso la sua grande occasione quando ha preferito tenere il sistema così come era: a dire il vero si sono rivelati più sistema di altri, nel sistemare soggetti improponibili nei ruoli importanti dello stato. Comunque le due parti che si contendono il paese sono di nuovo chiare e compatte.
Sono invecchiati i personaggi come Prodi e Berlusconi, ma la formula è sempre la stessa. Quella dei due schieramenti che si fronteggiano. Ma a differenza di prima, non vince chi sta al centro, almeno nel centrodestra. Vince chi ha idee e chi ha una visione chiara del ruolo dell’Italia in Europa e nel mondo. Un centrodestra identitario e nazionale funziona, un centrosinistra ecumenico progressista no, se si appiattisce ai diktat europei. La sfida sarà questa per il futuro. Ma come diceva qualcuno, il futuro è nelle radici.