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di Francesco Della Corte

Una problematica da affrontare urgentemente

Si torna a parlare di un capitolo nero per la Campania, in televisione e sul web scene quasi apocalittiche della rovinosa frana avvenuta ad Amalfi a causa della incessante pioggia. Un consistente costone roccioso si è sgretolato, cadendo sia sulla statale amalfitana, ostruendo un tunnel di cruciale importanza per la viabilità locale – per giorni alcune comunità autoctone erano quasi isolate – sfiorando pure una struttura alberghiera adiacente, e solo per via del lockdown, non è stata una tragedia.

È indubbio che l’Italia sia un territorio, per sua conformazione geologica e morfologica, altamente predisposto a fenomeni di dissesto idrogeologico e proprio per questo la problematica va affrontata con estrema urgenza. Considerando poliedricamente il problema, le cause possono essere sia naturali che antropiche.

Cambiamenti climatici, disboscamento o edilizia sono alcune fra le cause

Per quanto concerne le cause naturali, bisogna senz’altro tener presente i cambiamenti climatici riconducibili all’uomo che ne è il primo artefice, fra i rischi i dissesti idrogeologici.
Per quanto concerne le cause antropiche, tra queste rientrano la miriade di condoni edilizi abusivi che vanno, senza alcuna logica o supporto scientifico, spesso a sanare scempi ambientali e interventi pericolosi ai corsi d’acqua, senza calcolare preventivamente i potenziali pericoli che ne derivano.
Altra azione antropica, molto incisiva in materia di dissesto, il disboscamento selvaggio, causa principale della maggior parte degli smottamenti che si verificano in tutto lo Stivale.

Spesi 7 miliardi per mitigare i rischi idrogeologici

Alla luce di quanto appena evidenziato, va ricordato che negli ultimi anni, in Italia, sono stati spesi circa 7 miliardi di euro per interventi specifici, mirati alla mitigazione dei rischi idrogeologici.
Purtroppo il più delle volte questi sono risultati vani o poco incisivi, ancora oggi l’Italia è l’unica in Europa, sprovvista di un piano specifico di adattamento al clima, ed è appunto per tale ragione che si trova continuamente a dover far fronte ad emergenze, essendo latente il principio comunitario della prevenzione.

Vitale la revisione dei rapporti umani

Per concludere, va aggiunto che accanto a degli interventi legislativi pensati ad hoc, come ad esempio l’adozione di urgenti misure come potrebbero essere maggiori e pregnanti controlli sia sulla manutenzione, che sul costante aggiornamento e monitoraggio del riassetto idrogeologico, da parte degli enti preposti. Accanto però alle azioni istituzionali, è vitale una revisione dei comportamenti umani. Un approccio più ecosostenibile e solidale di tutti e per tutti sarebbe un buon inizio, la mentalità arida di chi fa solo i propri interessi dev’essere sradicata, per questo formare le nuove generazioni al tema ambientale è il futuro.

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