di Daniela Buonocore

Sembra la scena di un film, quella raccontata dalla protagonista della storia della “bambina scambiata”. Una vicenda a dir poco surreale che viene direttamente dalla Lombardia, precisamente da Brescia, dove una giovane madre ha allattato e coccolato una bambina non sua. Stando a quanto dichiarato dalla madre, la donna, dopo il parto avvenuto durante la notte, ha dovuto trattenersi all’interno della sala parto, senza poter accoglie tra le sue braccia la bambina, perché entrambe in attesa di tampone negativo da Covid19. L’indomani, dopo aver finalmente ricevuto la possibilità di occupare un posto letto disponibile, e dopo aver ricevuto l’esito del tampone negativo, la giovane madre ha chiesto di poter prelevare la piccola dal nido. Le hanno allora comunicato che la bambina era stata accolta all’interno del reparto di patologia neonatale, e che a breve avrebbe potuto riabbracciare la sua mamma.
Ecco che, dopo poco, la bambina è stata effettivamente consegnata alla madre, in presenza di una dottoressa ed un’infermiera, insieme ad una culla dove era riportato il nome della bambina.
Ad accorgersene dello scambio è stato il padre che, vedendo le fotografie della piccola, ha notato immediatamente che quella bambina non somigliasse affatto a quella vista al momento della nascita, ha pertanto allertato la moglie che non vedendo il braccialetto al polso della bambina, che viene affidato ai neonati al momento del loro arrivo al mondo, si insospettisce ed inizia a cercarlo all’interno della culla.
E cosi ecco confermata la loro ansia: il braccialetto infatti ritrovato portava il nome di un’altra bambina. Lo scambio dei minori è stato prontamente segnalato e alla donna è stata consegnata la sua vera figlia, ma nonostante tutto, la vicenda ha un proseguo. A quanto pare infatti, nella “madre-vittima” sarebbe scattato una sorta di imprinting superficiale, poiché tutte le emozioni fisiche ed emotive le ha vissute, per errore, con un’altra bambina e ora la donna non riesce a legare con la sua vera figlia. Quindi oggi i genitori, assistiti dall’avvocatessa Maria Cristina Tramacere, hanno deciso di denunciare gli Operatori della Fondazione Poliambulanza di Brescia, chiamati a rispondere di un grave errore, ovvero di una consegna errata di neonati. I neogenitori, inoltre, sostengono che la loro vera figlia sia stata deprivata dalle fondamentali prime attenzioni neonatali e che loro stessi abbiano subito un danno emotivo che ha colpito soprattutto la donna, che ancora oggi ha un’interazione minorata con la vera figlia. L’altra famiglia coinvolta ha preferito non sporgere denuncia. Le indagine sono attualmente aperte.