di Mario Alberto Marchi

Dovrebbe essere un po’ la madre di tutte le riforme e nella maggioranza che sostiene il Governo -quella più gradita alle componenti di centrodestra. Senza contare l’oggettivo potenziale in termini di popolarità.

L’ormai mitologica riforma fiscale è in realtà una delle principali volute dall’UE nel pacchetto delle richieste strutturali per la concessione del recovery.

Va detto anche che un po’ tutti i governi – chi più chi meno – hanno tentato di attuarla, o almeno concepirla, quindi a maggior ragione l’attuale esecutivo non poteva che farne un cardine politico. Ci siamo, forse. Perchè si è conclusa ma mostruosa indagine affidata mesi fa alle Commissioni Finanze dei due rami del Parlamento, con un lunghissimo e articolato confronto con tutte le parti sociali, sempre tenendo informate le istituzioni Europee.

Ebbene, visto il cammino così articolato e minuzioso, ci si aspetterebbe di trovarsi di fronte a una bozza già ben evoluta, sulla quel l’esecutivo sia chiamato a fare giusto qualche aggiustatina, invece pare non si proprio così. A quel che è dato di sapere, sui tavoli del Governo sarebbe arrivata più che altro una lista dei desideri più simile all’elenco dei regali natalizi che ai punti di una riforma. Si parla di abolizione di alcuni tributi come l’Irap, il superbollo, imposta sugli intrattenimenti, ma soprattutto di un taglio consistente all’Irpef, l’estensione dell’area no-tax ai 10.000 euro.

Ora, va bene che le previsioni economiche parlano di un Pil in sorprendente, veloce recupero, va bene che la campagna vaccinale fa sperare in un autunno senza intoppi, va bene ancora che sta per essere messa in circolo la prima tranche dei finanziamenti europei per la ripresa, ma c’è qualcosa che non torna. Gli osservatori più attenti hanno infatti notato che per ora non sarebbe stata fatta nessuna stima di quanto i tagli a tasse e imposte peserebbero sul bilancio statale e men che come quei mancati introiti verrebbero compensati. Certo di questo non devono necessariamente occuparsi le Commissioni, ma in tutti questi mesi una qualche previsione avrebbe potuto esser stata fatta, tantopiù che riesce difficile pensare che i fior di esperti consultati non si siano espressi sul tema.

Forse il Governo già sa come muoversi e forse non è il caso si suscitare allarmi estivi, ma un sospetto è lecito farselo venire: non è che in vista ci sono dei tagli alla spesa pubblica come mai si sono visti? Non sarebbe una brutta prospettiva se dietro vi fosse un piano di razionalizzazione e abbattimento degli sprechi, ma il problema sorgerebbe se si stesse pensando a tagli alle politiche sociali. Siamo davvero pronti a fare a meno di sussidi, aiuti e assistenza a pioggia?