di Martina Biassoni

La moda, si sa, è un’industria particolarmente inquinante e che tende a sfruttare al massimo risorse e personale, soprattutto in questi ultimi anni in cui la grandissima diffusione della “disposable fashion” – quella che tutti conosciamo come fast fashion – ovvero la moda low cost sia in negozio fisico che online, ha portato anche le Grandi Maison tradizionali a produrre collezioni su collezioni, ready to wear competitivo ed in incessante produzione affinché i propri clienti avessero a disposizione sempre qualche nuovo capo da poter acquistare.

E di questo ne ha parlato molto bene Giorgio Armani in una lettera indirizzata al WWD Women’s Wear Daily, nella quale si dichiara stanco di dover inseguire l’ultima stranezza e novità per potersi sentire competitivo sul mercato ed avere sempre capi nuovi, ma molto simili l’uno all’altro, perché questi marchi di moda a basso costo lanciano in media 11 collezioni l’anno (ma spesso si arriva anche a 16) sempre nuove, fresche, ma anche – e questo viola il primo principio che ha sempre guidato l’imprenditore piacentino – temporanee, destinate a cadere nel dimenticatoio nel giro di poco tempo, quando si troverà qualcosa di ancora più stravagante e on trend.

Infatti Armani si è sempre detto un portavoce della moda senza tempo, della moda sinonimo di qualità, eleganza destinata a durare, ad essere sempre bella, attuale e raffinata, cosa che con i suoi capi rappresenta perfettamente, ed è per questa ragione che, mentre sta lavorando alla produzione di camici e mascherine utilissimi in questo periodo, sta già pensando ad un nuovo modo di agire nel e di pensare il Sistema Moda, che partirebbe già a partire dalla fine del lockdown: abbassando il numero di collezioni lanciate all’anno, offrendo sempre materiali di prima qualità e capi pregiati che staranno in vetrina e nei negozi per tutta la durata della stagione, cioè – diversamente da come ci siamo abituati negli ultimi anni con abitini di tulle svolazzanti e completi primaverili nei negozi a gennaio, oppure ai capi invernali disponibili già da agosto – nelle sue boutique si andrà controcorrente tenendo in vetrina, ad esempio, la collezione estiva da giugno fino ai primi di settembre, pronta per essere acquistata ed indossata subito, perché, da grande amante della moda e conoscitore delle donne, anche lui trova insensato acquistare un cappotto ad agosto per tenerlo nell’armadio fino a quando sarà tempo per indossarlo.

Insomma, un grande cambiamento a favore di un Sistema Moda più ecosostenibile e attento a quanto le nostre abitudini consumistiche stiano impattando il mondo che ci circonda.

La sua lettera si conclude con un appello a tutti i colleghi e gli insiders, ai quali chiede di ragionare e riflettere su quanto l’attuale situazione stia rivelando quali siano le cose superflue, che vanno ridotte e ridimensionate iniziando, ad esempio, dal numero di sfilate annuali, le quali oltre a muovere un numero esorbitante di persone, avvalorano gli sprechi e le emissioni nocive nell’atmosfera a causa della quantità d voli ed aerei impiegati per gli spostamenti da Milano, a New York, a Parigi, a Londra e a tutti quei paesi in cui si svolgono le sfilate delle collezioni cruise e delle collezioni lanciate alle settimane della moda “emergenti” di Berlino, Hong Kong, Barcellona o Tokyo.

Auspicando che l’esempio italiano venga seguito dal maggior numero possibile di designer ed aziende, affidiamo a Giorgio Armani il compito di lanciare l’ennesima tendenza.