di Daniela Buonocore

La Terra, sottoposta ai continui ed improvvisi cambiamenti climatici e alle incessante violenze fatte dagli agenti inquinanti, è in grave pericolo e, come un malato in codice rosso, si presenta ormai in stato di prognosi riservata. Bisogna attivarsi con la massima celerità, affinché società e l’economia possono curare il pianeta evitando di danneggiarlo ulteriormente. In Europa esiste una strategia adottata per la biodiversità per il 2030, che affida alle aree protette un ruolo fondamentale nella conservazione della biodiversità, ma allo stesso tempo riconosce anche che la rete attualmente messa in atto non è abbastanza estesa da garantire tutti gli obiettivi di salvaguardia.
In occasione della giornata mondiale dell’ambiente, il WWF ha pertanto avanzato una proposta per individuare le aree da proteggere (che ricoprono almeno il 30% di un territorio tra mare e terra), che possa assicurare un’adeguata tutela del nostro capitale naturale. Tale obiettivo non è quello di quantificare le aree da proteggere, ma bensì di assicurare importanza alla biodiversità, per poter garantire nei decenni la tutela della Terra in un ambiente dove i cambiamenti climatici aggiungono difficoltà.
Attualmente sono 871 le aree naturali protette che tutelano oltre 3.163.000 ettari di superficie terrestre e 2.800.000 aree di superficie marina con 24 parchi nazionali e 32 aree marine protette, alle quali si aggiungono anche due parchi sommersi e il santuario internazionale dei mammiferi marini di Pelagos, con un centinaio di Oasi WWF che costituiscono la rete natura 2000. C’è bisogno di alta informazione ambientalista, specialmente in quelle che sono le strutture di formazione come le scuole, ma c’è bisogno anche che lo Stato, attraverso le associazioni, diventi sempre più sensibile alle tematiche ecologiste. La Terra è di tutti e abbiamo il dovere di proteggerla e di tutelarla.