di Susanna Russo

Ha votato il 47% dei milanesi a queste Amministrative, l’astensionismo ha fatto da sovrano, lo ha riconosciuto anche Gianmarco Senna nel corso del suo intervento a Mattino 5, durante il quale ha commentato i risultati di queste elezioni. Ha stupito il mancato ingresso a Palazzo Marino del già consigliere regionale, che ha raccontato di aver fatto la prima tessera della Lega nel 1992. Non è questo l’unico ingresso mancato a destare stupore, anche Max Bastoni, leghista storico di Milano, a Palazzo Marino da 10 anni, dovrà adesso accontentarsi della sua poltrona in Regione; fuori anche Abbiati e Molteni, quest’ultima vispa animatrice delle lunghe sessioni di Consiglio. Nemmeno De Pasquale riesce a portare il suo apporto forzista, a cui provvederà invece Marco Bestetti, il giovane candidato più votato del suo partito; al suo fianco viene riconfermato De Chirico, felice della fiducia riservatagli dai suoi concittadini.

Non perde un colpo Silvia Sardone (Lega), che risulta essere il candidato più votato del centrodestra a Milano e per questo ringrazia vivamente i suoi elettori per i 3585 voti.

Le new entry assolute sono in Fratelli d’Italia: Vittorio Feltri e Chiara Valcepina. Il primo non commenta in nessun modo la vittoria, ma d’altra parte non ha mai nemmeno commentato la sua candidatura, se non con estremo distacco e anche un pizzico di disinteresse, e nemmeno ha mai condotto una qualche campagna elettorale, che a quanto pare, effettivamente, non era necessaria. Valcepina invece, finita due giorni prima della chiamata al voto nella mega inchiesta portata avanti da Fanpage, ringrazia chi le ha regalato questo sogno, che forse riuscirà ad addolcire l’incubo dell’indagine giornalistica che vede protagonisti lei e Fidanza ed accusa quest’ultimo di finanziamento illecito ai partiti e riciclaggio.

Se c’è qualcosa su cui soffermarsi a riflettere, non sono comunque i nuovi ingressi e la permanenza di quelli che ormai si accingono a diventare i veterani di Palazzo Marino, ma il dato da cui siamo partiti. “Non c’è sconfitta di nessuno, è la vittoria dell’astensionismo”, ha dichiarato il candidato sindaco sconfitto. Bernardo su questo ha ragione, quasi la metà dei cittadini milanesi non ha avuto voglia ed interesse di esprimere una preferenza, di esercitare un  diritto, ed adempiere ad un dovere, e forse è proprio da qui che deve partire e svilupparsi l’analisi sui risultati elettorali, soprattutto per coloro i quali il dato dell’astensionismo ha rappresentato la sconfitta.