Di Daniela Buonocore

La guerra ha mille sfaccettature e, sebbene tutti parlino del conflitto aperto su campo, con militari, carri e uomini attaccati al fronte, c’è un’altra guerra che si allarga sempre più a macchia d’olio, silente, ma altrettanto potenzialmente dannosa: si parla della guerra informatica che a breve potrebbe irrompere anche in Italia e chissà in quanti altri Paesi.
“Anche se al momento la situazione apparentemente è sotto controllo, non bisogna sottovalutarla e farsi trovare impreparati”, spiega il Sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alla sicurezza nazionale, Franco Gabrielli. “I russi sono coloro che hanno prodotto la maggior parte degli antivirus che attualmente noi tutti abbiamo installato nei nostri computer”, aggiunge.
Ciò che molti non sanno è che un attacco cibernetico fu annunciato già lo scorso 6 Marzo e, più la situazione si complica, più aumenta la possibilità che il conflitto si estenda anche ad aggressioni cibernetiche verso tutti quei Paesi dichiarati ostili da Putin.
Bisogna perciò affrontare eventuali ALERT informatici osservandoli nel quotidiano come se fossero un bollettino meteo con avvenimenti avversi. La cosa più sensata da fare sarebbe quella di liberarsi dalla dipendenza alla tecnologia russa, eliminando quindi tutti i sistemi antivirus prodotti da questi ultimi, la cosa però non è tanto semplice, visto che tali antivirus sono utilizzati praticamente da tutte le pubbliche amministrazioni. Si sta pensando quindi di dismetterli in brevissimo tempo poiché, invece di dare protezione ai nostri portali, potrebbero diventare fonte di cyber-attacchi. Il Direttore dell’agenzia per la Sicurezza Nazionale, Roberto Baldoni, ha lanciato da tempo l’allarme sul pericolo che industrie, governo e strutture sanitarie, corrono sul fronte degli attacchi informatici. Il problema è che la maggior parte di questi, sono protetti da “KASPERSKY”, il colosso russo che potrebbe rivelarsi un boomerang contro tutte le nostre istituzioni italiane, tra cui anche la polizia, i carabinieri, il Ministero dell’Interno, quello della Difesa e della Giustizia. Perfino lo stesso computer utilizzato da Draghi, è sotto il ”dominio russo”, poiché Palazzo Chigi è tra i 2297 acquirenti pubblici italiani di quel software. L’amministratore delegato di Yoroi, azienda che si occupa di cyber-sicurezza in Italia, ha affermato che ogni comune cittadino potrà essere attaccato attraverso i “PHISHING” che sfruttano software di uso comune, come i fogli Excel o i documenti Word di Office. Bisognerà pertanto cambiare continuamente le proprie password rendendole lunghe e complesse, bisognerà avere anche dei sistemi di backup, meglio se offline, e ridurre al minimo tutti i servizi esposti su Internet. È chiaro che l’obiettivo di Putin sia quello di far cadere il governo ucraino distruggendo ogni suo sistema di difesa, ma tutto questo avrà dei costi elevati per la Russia, pertanto la nostra intelligence nazionale si impegna a garantire la giusta cornice di sicurezza in collaborazione con il Ministero degli Esteri e aumentando l’attenzione sulle attività di controspionaggio.