di Martina Grandori

 

Tessuti riciclati, approccio sostenibile alla produzione, ma sempre grande attenzione alla qualità che contraddistingue il Made in Italy, succede anche alla Biennale di Architettura di Venezia ai Giardini dell’Arsenale – meravigliosi – dove il distretto di Prato espone la sua installazione, frutto della collaborazione con Manteco e Lanificio dell’Olivo. Il tema di quest’anno è How will we live together? Difficile ovviamente fare previsioni, la Terra soffre, il mondo è sotto shock dalla pandemia, ma soprattutto martoriato dai cambiamenti climatici, dal problema dell’agricoltura, dalla scarsità d’acqua e molte altre problematiche che purtroppo sono la quotidianità. 

Progettare il futuro cercando di trovare soluzioni sostenibili è il mantra non solo per architetti, progettisti e ingegneri – che sempre di più devono trovare soluzioni intelligenti e green – ma anche per aziende del tessile. Manteco e Lanificio dell’Olivo sono due fiori all’occhiello del distretto di Prato, e d’Italia, in tal senso e hanno partecipato alla Biennale di Architettura con due opere. Lanificio dell’Olivo ha dato il filato Biotape (cotone bio, certificato e sostenibile) per la corteccia di Mat.Res, l’albero della vita, metafora alla resilienza, opera dei designer Giovanni Conti, Martina Motta e Patrizio Terzi del Dipartimento di Design del PoliMi. La sostenibilità al Lanificio dell’Olivo è di casa, un impegno costante a favore della sostenibilità che è valso molte certificazioni a tutela dell’ambiente e un impegno ad usare energie rinnovabili. Aderiscono al programma Going Green for Sustainable Fashion, coprendo tutti i settori chiave: responsabilità sociale, gestione del rischio chimico, tracciabilità e sostenibilità ambientale e l’impegno a ridurre il più possibile la presenza di sostanze chimiche nocive nei tessuti e nei capi finiti. 

Di Manteco, invece, l’installazione al soffitto, un tricolore omaggio all’Italia, alla sua creatività che unisce moda, know-how, design e sostenibilità,  in MWool, una lana riciclata, espressione di una produzione circolare e di un saper fare bene il propio mestiere, sono 80 anni che Manteco è sul mercato. Una lana riconvertita, colorata senza l’utilizzo di prodotti chimici o tinture e disponibile in 1000 varianti grazie al solo fatto di mischiare diverse fibre in percentuali diverse, la prima e l’unica ad essere valutata da LCA (life-cycle assessment), ossia una metodologia analitica e sistematica che valuta l’impronta ambientale di un prodotto o di un servizio, lungo il suo intero ciclo di vita. 

Incredibile se si pensa che in un filato arcaico come la lana possa coesistere così tata innovazione, facendo risparmiare circa 41,3 milioni di litri d’acqua, 24,8 tonnellate di coloranti, 4,9 milioni di kw di energia, 1.484 tonnellate di anidride carbonica. E infatti questo avvincente processo produttivo circolare è in mostra al padiglione proprio per dare la possibilità di capire dal vivo questa magia.