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venerdì, 23 Febbraio, 2024

ALAN CHRISTIAN RIZZI (FI): “SALVINI O BERLUSCONI? LA LEGA CRESCE E FORZA ITALIA CALA”

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di Susanna Russo

Nato il 30 aprile 1973 a Londra, conseguito il diploma di maturità si iscrive all’albo dei giornalisti della Lombardia diventando anche editore e ricoprendo la carica di direttore responsabile di più di una rivista di categoria.

Nel Novembre del 1993 partecipa alla fondazione di Forza Italia, partito in cui inizia la sua carriera politica, ed è proprio con Forza Italia che nel 1997, a soli 24 anni, viene eletto Consigliere Comunale a Milano e rimane in carica fino al 2016.

Dal marzo 2009 a giugno 2011 ricopre la carica di assessore allo sport e al tempo libero sotto la Giunta Moratti, dopodiché dal 2012 al 2015, assume il ruolo di capogruppo di Forza Italia a Palazzo Marino. Nel 2014 diventa Vice Coordinatore regionale Lombardia di Forza Italia e nel 2017 viene nominato assessore allo Sport del comune di Legnano.

Dal marzo 2018 è Sottosegretario di Regione Lombardia ai Rapporti con le delegazioni internazionali e dal 2019 Consigliere Regionale per il gruppo Forza Italia.

Come valuta una fusione/ federazione, di cui tanto si parla ultimamente, tra i partiti di centrodestra?

«Positivamente, perché questo è un percorso nato tanti anni fa attraverso la fusione di Forza Italia e Alleanza Nazionale voluta dal Presidente Berlusconi che, unendo due partiti, che fino a poco tempo prima non avevano nulla a che spartire l’uno con l’altro, ha costituito un Governo. Da lì è poi nato un principio molto democratico, quello dell’alternanza, per cui un po’ governa il centrodestra, e un po’ il centrosinistra. Berlusconi ci ha lasciato un’importante eredità; il centrodestra e il partito unico che ha saputo costituire lui stesso, rifacendosi al modello repubblicano, sono il futuro. Oggi il popolo italiano o sta da una parte, o sta dall’altra, è quindi giusto garantire chiarezza e unità d’intenti, che potrebbero permettere, in un prossimo futuro, la costituzione di due grandi partiti che si alternano al governo del Paese.»

 

A proposito di Silvio Berlusconi, lei si sente ancora rappresentato dal suo partito? Sente di aver ancora qualcosa da dare come membro di Forza Italia?

 «Io mi definisco berlusconiano. Quando sono entrato in Forza Italia avevo 20 anni, e feci un po’ di tutto. Io ora mi sento orfano di quella Forza Italia.»

 

Vuole allora parlarci delle carenze dell’attuale partito di Forza Italia?

 «Quello sui cui Forza Italia non ha investito è la classe dirigente. Grazie alle elezioni del 2006, che portarono Forza Italia ad avere il 33% dei voti alle amministrative di Milano, doveva per forza nascere una classe dirigente che sarebbe poi stata in grado di portare avanti l’eredità di Silvio Berlusconi. Quelli che sono arrivati dopo si sono limitati a pensare al loro orticello, senza riuscire a far crescere una classe dirigente all’altezza. E se oggi abbiamo faticato a trovare un candidato sindaco, lo dobbiamo proprio a questo.»

 

A suo parere, alcune di queste carenze di Forza Italia, vengono colmate dalla Lega?

 «Mi piacerebbe disporre di una classifica sull’età media dei vari partiti, sicuramente il partito con l’età media più bassa non è FI. Penso ad Andrea Crippa, Vice di Salvini, è molto giovane. Poi l’importante non è tanto la bravura, ma ispirare un senso di fiducia; in tanti anni di politica ho imparato che uno può essere bravo o meno bravo, ma ciò che più conta è l’esperienza: se si dà quindi fiducia ad un Crippa, può essere che con l’esperienza diventi davvero un bravo politico. Forza Italia non investe sulle nuove generazioni, cosa che invece potrebbe garantire la possibilità di proiettarci verso il futuro.»

 

Condivide i principi che stanno alla base di Coraggio Italia?

«Non lo conosco, non so cosa sia. Quagliarello? Quello di Brugnano? Non condivido. Probabilmente hanno sentito la necessità di fondare un nuovo partito perché avevano bisogno di far parlare di sé. L’unica cosa in cui credo è la grande visione del Presidente Berlusconi; un partito unico composto da tante anime è un progetto fantastico.»

 

Visto che si definisce Berlusconiano, cosa ne pensa di Salvini? Sarà il suo successore di Berlusconi?

 «È l’erede naturale, colui che molto probabilmente è riuscito ad interpretare al meglio il messaggio di Berlusconi. Questo lo dicono anche gli elettori: La Lega cresce, Forza Italia cala.»

 

 E secondo lei Salvini riuscirà a prendere il sopravvento su Berlusconi già nel prossimo futuro?

«No, questo no, io non vedo una contrapposizione tra Berlusconi e Salvini, vedo più che altro uno spirito di continuità. La direzione è la stessa, poi, e questo lo insegna la storia, il percorso di uno viene raccolto dal suo successore. Il degno interprete del messaggio trasmesso da Berlusconi si chiama Matteo Salvini. Gli elettori di centrodestra fluttuano, tanto vale unirli e creare un movimento che comprenda tutti. Se oggi il Paese è quello che è, e posso dire che sia una potenza mondiale, lo si deve anche al lavoro fatto dai partiti della Prima Repubblica. Il modello su cui si proietta Berlusconi può essere un modello che ricorda anche quel periodo, ma che comunque tiene conto dell’esperienza straordinaria basata su modello americano: due grandi partiti con tante entità al loro interno, una sana competizione e il principio dell’alternanza.»

 

 

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