di Susanna Russo

Un “immigrato”, secondo la definizione riportata dall’enciclopedia Treccani, è semplicemente colui che si trasferisce, per motivazioni di vario genere, da un Paese all’altro. La definizione di “profugo”, sempre secondo la Treccani è un po’ più complessa: “persona costretta ad abbandonare la sua terra in seguito ad eventi bellici, persecuzioni politiche o razziali”.

È su questa differenziazione di significati che si concentra il dibattito politico che imperversa in questi giorni nel nostro Paese, in seguito ai tragici avvenimenti che si stanno verificando in Afghanistan. Ogni leader di partito non ha mancato di far sapere la sua e, come altrimenti non potrebbe essere, i pareri sono discordanti.

Nuovo scivolone per il movimento pentastellato, che ha visto il suo ex leader, Giuseppe Conte, dichiarare che sia ora necessario procedere attraverso un dialogo con i talebani; ma neppure tra le mura  domestiche ci si riesce a mettere d’accordo, tanto che Grillo e Di Maio chiariscono l’evidente impossibilità di un confronto con i fondamentalisti islamici, il cui unico obbiettivo è la Sharia, e il Ministro degli Esteri spiega che sia fondamentale giudicare i talebani dalle azioni e non dalle parole, che hanno già dimostrato di non corrispondere ai fatti.Nel frattempo Sala si dice orgoglioso del fatto che Milano stia divenendo rifugio di decine di cittadini afgani che hanno collaborato con noi in passato.

Meloni e Salvini, invece, stanno più attenti a parlare di accoglienza senza condizioni; la leader di Fratelli d’Italia, rifacendosi alle parole della Merkel, definisce come una “cinica presa in giro” garantire l’accoglienza senza riserve di tutti i profughi, e ritiene che la priorità sia che Ue ed Occidente stanzino subito un piano di aiuti per sostenere i paesi confinanti con l’Afghanistan, così da procedere con l’accoglienza dei profughi. Concorda il leader del Carroccio, che sostiene “l’apertura di corridoi umanitari per donne e bambini, ma non per migliaia di uomini, fra cui potenziali terroristi”. Salvini ci tiene anche a mostrare una foto editata da un Assessore del PD, che lo ritrae con una lunga barba e lo etichetta come “mullah Ommemerd, capo dei talebani padani”.

Questa voglia di scherzare si spegne però in fretta, mentre sui piccoli schermi di tutto il mondo circolano le foto dei bambini gettati oltre il filo spinato dalle loro madri, per provare a dar loro la libertà e farli sfuggire dal ripristinato regime di terrore. La voce “talebano”, sempre sulla Treccani, è già stata aggiornata e a fine pagina si legge che, “dalla primavera 2021, a seguito del progressivo ritiro delle truppe NATO, il gruppo fondamentalista ha scatenato una nuova offensiva, arrivando nel mese di Agosto, a controllare oltre il 65% dell’Afghanistan”, e ancora una volta qui si vocifera che bisognava prevederlo, che c’era da aspettarselo e che gli esodi dovevano essere organizzati prima e meglio.