di Daniela Buonocore

L’arrivo della guerra in Ucraina ha sconvolto ogni sistema politico economico e organizzativo. Tra i vari problemi vi si aggiunge anche il rallentamento delle pratiche di adozione dei bambini ucraini. In Italia, attualmente, sono più di 20 le famiglie italiane alle quali mancava l’ultimo atto formale per poter finalmente abbracciare il proprio figlio adottivo. Con l’arrivo della guerra si è bloccato tutto, e i bambini sono rimasti negli orfanotrofi sotto il pericolo delle bombe. Bambini costretti a dormire ammassati tra passeggini, culle o addirittura a terra distesi sui tappeti. Secondo l’Unicef i bambini costretti a scappare dalla guerra sono oltre un milione, tra questi alcuni sono completamente soli perché hanno perso entrambi i genitori. La maggior parte delle coppie italiane, in attesa dell’ultimo timbro formale per poter abbracciare il proprio bambino, ha iniziato la pratica circa quattro anni fa ma, essendo stato bombardato anche il tribunale di Kiev, l’ultima sentenza del giudice non è mai avvenuta. Pertanto, a pochi passi dalla realizzazione di un sogno, il destino di genitori e bambini, è appeso ad un filo. Per questi genitori, ma soprattutto per i bambini, è particolarmente difficile pensare che dopo lunghi mesi trascorsi insieme per progettare il futuro e dopo aver organizzato tutto, vestiti, giocattoli e camerette, pronti per accogliere i loro futuri figli, a distanza di pochi giorni dal loro arrivo, la guerra ha chiuso tutte le porte. Il problema superiore da affrontare è quello della perdita dei documenti, poiché nel momento in cui le istituzioni, come il tribunale, sono state danneggiate dai bombardamenti, la maggior parte delle pratiche adozionali, sono andate smarrite. Praticamente tutto il lavoro precedentemente avviato e’ svanito nel nulla e nel frattempo i bambini, oltre ad essere vittime della guerra, sono anche in preda al caos più totale. Prelevati e rifugiati in bunker anti guerra o nei sotterranei, dopo poco sono stati in parte trasferiti segretamente, dal governo ucraino, in alcuni istituzioni in Polonia, dove vengono accolti, protetti e tutelati. Quello accaduto a questi bambini porta con sé macerie e distruzioni anche interiori, molto più forti anche di quelle visibili all’occhio nudo. Sono bambini che hanno già vissuto il senso di abbandono e che, nel momento in cui sono riusciti ad intravedere una luce in fondo al tunnel, si sono sentiti nuovamente abbandonati e in costante pericolo di vita. Si cerca quindi di capire come poter riprendere in mano queste pratiche, anche perché la tempistica della durata della guerra non è decifrabile. Secondo la responsabile delle adozioni, Linda Marmetto, si potrebbe permettere di ultimare la pratica delle adozioni attraverso delle sentenze on-line.