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sabato, 28 Gennaio, 2023

30 ottobre e la morte di Antinoo. La degenerazione dell’erotismo dall’antichità ad oggi

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30 Ottobre. Una data che, per molti, potrebbe non differire sostanzialmente da qualsiasi altro giorno dell’anno, ma che potrebbe invece essere il simbolo di una degenerazione invisibile e silenziosa a cui la razza umana (almeno quella occidentale) ha assistito negli ultimi secoli.

Proprio oggi, il 30 Ottobre del 130 d.C. moriva, trascinato nei flutti del fiume Nilo, il giovanissimo Antinoo che, a soli diciannove anni, scelse la morte. Ma chi è Antinoo e perché lo ricordiamo?

La storia della civiltà umana viene spesso plasmata da grandi condottieri, generali, statisti, blasonati o, più genericamente, da quegli individui che Hegel avrebbe definito cosmico-storici, ovverosia destinati ad adempiere ad un grande destino e ad impattare tramite esso sulla vita di tutti i loro contemporanei.

Antinoo non era uno di loro. Antinoo non era un generale, né un nobile, né un governatore di qualche lontana e stravagante provincia dell’Impero romano. Antinoo nacque nell’attuale Turchia nel 111 d.C. da una famiglia che pare avesse natali molto lontani dalla nobiltà. Non combatté alcuna guerra, né guidò alcun esercito e nemmeno promosse alcuna riforma statale; ma nonostante ciò, Antinoo è ricordato oggi per il grande amore che l’imperatore Adriano provò per lui. Un amore così grande che produsse non solo sofferenze e tormenti per entrambi, ma anche migliaia di statue e perfino una città, Antinopoli, che Adriano volle fondare dopo la morte del suo amato.

Antinoo non rappresenta quindi l’ideale contemporaneo dell’uomo antico, forte, vigoroso, comandante di legioni armate di ferro e sangue, ma paradossalmente ne incarna meglio la realtà, essendo l’amante di un uomo che poteva essergli padre.
Antinoo quindi incarna perfettamente la degenerazione del nostro rapporto con la sessualità che, dopo secoli e secoli dalla caduta dell’Impero romano, non è evoluto come ci aspetterebbe, ma in-voluto.
Antinoo, come molti altri giovani dell’antichità, era un eromenos, ed Adriano era il suo erastes.

Questi due termini traslitterati dal greco antico ed in particolare dal dialettico attico (i.e. ateniese n.d.a.) erano utilizzati proprio per descrivere la relazione amorosa ed erotica tra due uomini, uno più giovane ed uno più vecchio. Ed ecco allora che anche Platone fu l’eromenos di Socrate e perfino l’imperatore Nerva, pare, fosse l’erastes dell’Imperatore Domiziano. Che dire poi di Giulio Cesare e della sua relazione con il Re di Bitinia Nicomede IV, tanto nota da costargli addirittura lo scherno di Cicerone in Senato? Vogliamo forse ignorare che questo noto e virile uomo che conquistò la Gallia e sottomise Vercingetorige era chiamato «il marito di tutte le moglie e la moglie di tutti i mariti» per la sua notissima bisessualità?

Sebbene dunque oggi possa scandalizzarci la figura di Antinoo, tanto amato da Adriano, dovremmo forse riappropriarci della naturalezza con cui i rapporti umani (anche quelli erotici n.d.a.) erano vissuti nel mondo antico, tanto da non destare scalpore o sospetto.

Certo, alcuni difensori della traditio amoris potrebbero ribattere che Giulio Cesare fu accusato da Cicerone per il suo rapporto con il re di Bitinia e che lo stesso Antinoo si uccise, probabilmente per le accuse a lui mosse dal Senato. Questa lettura, però, è riduttiva. Ebbene sì, perché nessuno aveva un problema con le relazioni omosessuali, ma piuttosto con il potere che questi “favoriti” o che gli amanti dei politici potevano guadagnare nell’equilibrio già precario del gioco di potere imperiale e senatorio. Antinoo non fu mai messo alle strette perché amante di Adriano, né tantomeno Adriano fu deposto perché aveva un amante uomo: lo dimostrano l’impegno e le ingenti spese che Roma stanziò per costruire Antinopoli e le migliaia e migliaia di statue del giovinotto che furono mandate in tutti gli angoli dell’immenso Impero romano. Quello che accadde ad Antinoo non è diverso da qualsiasi storia d’amore tra persone di classi e di età differenti. Il giovane, sedotto dalla ricchezza, dal lusso e dall’agio della corte imperiale di Adriano, ne rimase probabilmente schiavo, innamorato forse, ma amante di certo, dell’uomo più potente del mondo.

Oggi, 30 Ottobre, ricorre la morte di Antinoo: forse suicida, forse ucciso.

Quel che è certo, a prescindere dall’epica saga romantica che il suo amore con Adriano ci ha regalato, è che Antinoo rappresenta una libertà che abbiamo perso, la libertà di amare chi vogliamo, di essere chi vogliamo e di vivere, anche nella tragedia della morte, con chi vogliamo proprio come fece l’Imperatore che, pare, amò il giovane molto più da morto che da vivo.

di Stefano Sannino

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