ISTRUZIONE. ALTRO CHE BANCHI CON LE ROTELLE, SIAMO DA STAR DIETRO LA LAVAGNA

di Mario Alberto Marchi

Dunque, la ministra dell’istruzione Azzolina avrebbe ricevuto quasi tre milioni di richieste di banchi monouso, che moltiplicati per i 300 euro di costo cadauno, per il modello che sarebbe stato indicato come ideale, farebbe 900 milioni di euro.

A parte la polemica sull’utilità di quei banchi, a guardare la cosa dal lato economico, non si tratterebbe di una spesa enorme se rapportata a tutto il sistema della spesa pubblica; in Italia, anche pochi spiccioli investiti nell’istruzione sono qualcosa di quasi straordinario. Sì, perchè in scuola e formazione investiamo veramente pochi soldi, quindi è almeno il caso di spendere bene.

L’ultimo dato Eurostat sulla spesa per l’istruzione è del 2017 e dice che l’Italia ha investito nell’istruzione pubblica il 7,9% della sua spesa pubblica totale: ultimo degli Stati Ue. Germania e Francia avevano speso rispettivamente del 9,3% e 9,6. In rapporto al Pil, le cose non vanno molto meglio: peggio di noi solo Romania, Irlanda, Bulgaria e Slovacchia. Più recente la statistica del Paesi Ocse, aggiornata al settembre 2019: anche qui l’Italia risulta ultima per spesa in istruzione, in rapporto alla spesa pubblica totale.

Dando uno sguardo altre l’Europa, il paragone è impietoso, se fatto con gli Stati Uniti (11,4 per cento), il Giappone (7,8 per cento), l’Australia (12,5 per cento) e il Brasile (14 per cento).

Ma passiamo alla spesa in termini assoluti.  Nel delicatissimo settore della scuola primaria, risulta che l’italia investe sempre meno: nel 2017, 25,1 miliardi di euro, contro i quasi 30 miliardi rilevato nel precedente studio che risaliva al 2009. Per l’istruzione superiore, il calo di spesa è stato di due miliardi.

Più avanti si va e peggio stanno le cose. Passando al settore universitario, la situazione è drammatica; risultiamo all’ultimo posto in Europa, con un investimento di appena lo 0,3% del Pil, ovvero meno della metà della media comunitaria.

Insomma, risulta chiara una cosa: uno dei settori sui quali si ha la cattiva abitudine di tagliare, quando si presenta un qualsiasi momento di difficoltà economica, è quello dell’istruzione pubblica. Del resto, se ne era accorto anche l’ex ministro 5 Stelle Fioramonti, che proprio denunciando una condizione impossibile da affrontare, aveva rassegnato le dimissioni. Difficile rilanciare la formazione con sempre meno soldi e condizioni strutturali indecenti, come le otto scuole su dieci fuori norma sotto il profilo della sicurezza.

Poi vi fu la Ministra Azzolina e il Covid; ora i banchi con le rotelle.

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