Fare Ambiente: la forza della cultura contro le frodi agroalimentari

Presso la sala conferenze della Camera dei Deputati, in occasione della presentazione del rapporto annuale 2019 sulle frodi agroalimentari di Fare Ambiente, abbiamo incontrato Francesco Della Corte, Presidente regione Campania Fare Ambiente.

Come evidenziato dagli interventi dei relatori dell’associazione Fare Ambiente, gli italiani sono sempre più attenti e sensibili alla qualità dei prodotti che ogni giorno consumano a tavola. Alla presentazione del rapporto annuale sulle frodi agroalimentari non potevano quindi mancare la voci della politica, delle forze dell’ordine e del mondo accademico, per raccontare le attività e i progetti a sostegno della legalità, della trasparenza e dell’educazione all’ambiente. A rappresentare la politica, i saluti dei deputati Paolo Russo, Filippo Gallinella e Maria Teresa Baldini, mentre i Generali Adelmo Lusi e Davide De Laurentis, insieme al Colonnello Augusto Dorascenzi, hanno esposto i risultati ottenuti in anni di attività nel contrasto alle frodi agroalimentari.

La conferenza, moderata da Anna Zollo, Responsabile Scientifico di Fare Ambiente, ha visto la partecipazione di Emilio Errigo, Professore di Diritto Internazionale e del Mare dell’Università della Tuscia, e del Presidente di Fare Ambiente, Vincenzo Pepe. A introdurre l’evento, Francesco Della Corte, Presidente regione Campania Fare Ambiente, soffermatosi con noi a margine dell’evento per spiegarci la storia e le attività dell’associazione protagonista della conferenza.

Che cos’è Fare Ambiente?

«E’ un movimento ecologista europeo, nato nel 2007 in Campania, oggi presente in tutta Italia con i propri laboratori di idee. Noi non abbiamo circoli, ma laboratori di idee perché crediamo nella forza della cultura e dell’educazione. Dieci anni fa abbiamo presentato il primo rapporto annuale sulle frodi agroalimentari, di strada ne abbiamo fatta tanta, insieme ad altri rapporti che annualmente presentiamo, come quello sui beni ambientali e culturali e su altri tipi di illeciti. In particolare, il rapporto sulle frodi agroalimentari è diventato un vero e proprio vademecum per tutti gli addetti ai lavori. Questo soprattutto grazie ai dati che ci vengono forniti costantemente dalle forze dell’ordine, come i Carabinieri e la Guardia di Finanza, da noi rielaborati per redigere il rapporto».

Oltre agli addetti ai lavori, avete riscontrato una maggiore sensibilità dei cittadini sui temi dell’ambiente e del settore agroalimentare?

«Quando dieci anni fa è nato il nostro primo rapporto, solo il 47% dei consumatori era a conoscenza del significato di frode agroalimentare, oggi questa percentuale è raddoppiata. È merito di un’evoluzione socioculturale, dei media, delle forze dell’ordine e in piccola parte anche dei nostri singoli iscritti sempre pronti a divulgare la cultura dell’ambiente».

Quali possono essere i canali d’informazione, in particolare per le nuove generazioni?

«Una delle nostre prime proposte di legge riguarda l’educazione ambientale nelle scuole di ogni ordine e grado. Nel 2008 abbiamo presentato la nostra prima proposta di legge, ma la cronica carenza di fondi non ne ha permesso l’attuazione. Da anni, organizziamo in tutta Italia workshop nelle scuole come volontari, perché riteniamo più facile far attecchire il seme della cultura ambientale nei bambini rispetto agli adulti. Gli stessi bambini diventano poi veicolo di diffusione di questa cultura negli adulti, ad esempio a casa con i genitori».

Qual è la posizione di Fare Ambiente per tutelare i consumatori, imprenditori e lavoratori, in particolare quelli giovani, dalle frodi agroalimentari?

«L’Italia, sia per i controlli che per la qualità, è prima al mondo ed è per questo che i nostri prodotti vengono imitati. I giovani devono avere fiducia nelle Istituzioni, nei controlli italiani, nei prodotti italiani e soprattutto in se stessi. Con questo spirito, l’agricoltura può diventare volano per l’economia. Da anni ci battiamo per la tracciabilità del cibo nei ristoranti, è giusto sapere quando si va a mangiare una pizza se il pomodoro utilizzato è italiano o ad esempio cinese. Non è una battaglia contro gli altri, è una battaglia per la realtà, per il diritto di conoscere quello che ci viene portato a tavola.»

Gabriele Rizza

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