CRISI. QUESTA VOLTA NON BASTERÁ ROMPERE IL SALVADANAIO DELLO STATO

di Mario Alberto Marchi

Le stime in termini di prodotto interno lordo sono da far tremare i polsi: la crisi da covid porterebbe il pil a un crollo al 12,4%, i numeri più bassi dalla seconda metà degli anni ’90.

Quel che non si dice, è quanto, alla fine della “cura” di sostegni del governo, sarà aumentato il debito pubblico; sì perchè è questo il rapporto che bisogna tenere d’occhio.

Nella storia del nostro, così come di molti altri Paesi, i due parametri si alternano naturalmente: quando scende il pil, lo Stato mette mano alle sue casse e s’indebita per compensare e far andare avanti la macchina pubblica dei servizi. Quando l’economia si riprende, le curve si invertono. Osservare gli andamenti nei decenni passati, ci aiuta a comprendere le politiche che sono state attuate.

Dal grafico parziale, vediamo ad esempio che tra la seconda metà degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, anche se è stata rispettata questa sorta di alternanza fisiologica, il debito pubblico si è mantenuto su livelli molto alti.

Il crollo coincide con gli accordi di Maastricht, che hanno obbligato l’Italia e rientrare in parametri di maggior equilibrio, attraverso una cura rigorosa che è durata fino al 1997.

Da qui è ricominciata l’alternanza, ma con picchi necessariamente contenuti degli accordi internazionali. Insomma, siamo stati costretti a fare i bravi, a volte magari contro natura, nel senso che i parametri più rigorosi non hanno coinciso sempre con dei benefici avvertibili. Un equilibrio difficile e spesso faticoso, fino al crack del sistema creditizio e finanziario americano e alla conseguente crisi mondiale.

Le due curve si sono allontanate in modio velocissimo, costringendo ancora lo Stato a indebitarsi fortemente per far fronte a una produttività in condizioni critiche. Quel che va notato a questo punto è che il cammino verso un equilibrio ritrovato si è esteso fino a l’altro ieri; solo nel 2017 si è tirato il respiro, con un pil ben recuperato e un debito che si avvicinava all’incrocio magico. Si è arrivati al 2019 con un buon dato di spesa, ma con un prodotto interno lordo in rallentamento. Ed a questo punto, ecco il fattore Covid; questo per dire che la botta della nuova crisi ci è arrivata addosso quando già ci stavamo ponendo il problema di come dare un po’ più di slancio al prodotto interno.

E ora? Il grafico dice che è meglio astenersi anche solo dall’immaginarlo, perchè se mostrasse una linea del pil crollare a livelli drammatici, mostrerebbe anche una curva del debito schizzata alle stelle, in virtù delle deroghe poste ai parametri di bilancio.

Basteranno a compensarsi? Non nel breve termine. Scordiamoci rimbalzi come quello del dopo 2011; è vero, anche questa volta la crisi non è solo nostra, ma mondiale, ma è così grave che i tempi di ripresa saranno tanto più lunghi quanto meno si è abituati ad avere a che fare con il concetto di riforme strutturali. E Noi abbiamo difficoltà perfino a nominarlo.

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