di Susanna Russo

 

Un antico detto latino recita “fiducia pecuniam amisi, diffidentia vero servavi”, ossia “con la fiducia allontanai le ricchezze, invece con la diffidenza mi salvai”, che per noi poi diventa “fidarsi è bene, non fidarsi è meglio”. Sono settimane queste in cui non si fa che parlare di fiducia e sfiducia.

Fiducia concessa a Conte, ma con consensi risicati, e fiducia che tra oggi e giovedì probabilmente sarebbe stata negata in Parlamento ad Alfonso Bonafede, anche se la riprova non l’avremo mai.

Tutto ha inizio il 3 Maggio 2020 quando, nella trasmissione Non è l’Arena, il Pubblico Ministero Antimafia Nino Di Matteo lancia pesanti accuse contro il Guardasigilli. Di Matteo arriva infatti a sostenere che si è ritrovato ad un passo dall’essere a capo del Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria, se non fosse che l’allora nuovo Ministro della Giustizia all’ultimo ci ha ripensato, intimidito, a detta di Di Matteo, da un gruppo di mafiosi.

Bonafede e Conte si conoscono dai tempi dell’Università a Firenze, il primo professore, l’altro assistente, tutto ciò che viene dopo è storia o, per meglio dire, una storia che sembra essere arrivata al capolinea.

È infatti assai improbabile che, anche con un rimpasto del governo, l’un tempo Dj Fofó, così lo schernisce chi la fiducia nei suoi confronti l’ha persa da tempo, continui ad occupare la poltrona su cui è stato seduto fino ad ora, ultimamente in modo anche un po’ sommesso e defilato.

Sono molti i fattori che hanno portato il Guardasigilli ad essere sfiduciato dai più, già “solo” i disordini causa covid in una cinquantina di penitenziari italiani che hanno coinvolto 10000 detenuti e che hanno visto morire 13 di questi.

Ancor prima, il 15 Gennaio 2020, il Ministro in questione pubblica su Facebook un video che riprende un detenuto mentre viene sottoposto alla prassi che conduce poi all’incarcerazione, video che in seguito sparisce misteriosamente. E ancora, i ritardi della Riforma CSM, e la tanto attesa e mai pervenuta Riforma della Giustizia.

Si era quindi pronti, tra avversari, ma anche tra alleati, a sfiduciarlo, ad eclissarlo e a sacrificarlo, e se il Premier Conte non l’avesse tolto da quest’impasse, la maggioranza, prima di cedere definitivamente, avrebbe tremato un altro po’.

Ultimamente, si parla di fiducia come se fosse una palla che rimbalza dalle mani di un parlamentare a quelle dell’altro, forse per questo i romani sostenevano che è meglio non concederla mai del tutto, perché si è poi costretti ad assistere ad una partita a patata bollente tra i vertici, e tra gli spalti si sta perdendo la voglia di fare la ola.