Solstizio d’inverno fra mito e realtà

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di Stefano Sannino

Il solstizio d’inverno rappresenta astronomicamente il giorno dell’anno in cui il dì ha durata inferiore rispetto alla notte, simbolicamente rimandando ad un predominio delle tenebre sulla luce. Potrebbe quindi apparire strano che la festività del Natale sia stata fatta ricadere proprio in questo periodo dell’anno, quando tradizionalmente le energie solari sono considerate inferiori a quelle oscure.
L’origine del Natale, più che nella festività di Yule, come molti culti new-age vogliono far credere, andrebbe però ricercata proprio nella festa romana postuma al solstizio d’inverno chiamata anche Dies Natalis Solis Invicti, festeggiata dopo il giorno di massima durata della notte sul dì, proprio per simboleggiare la rinascita metaforica del Dio Sole. In realtà, le origini di una simile usanza si perdono nella storia dell’uomo Occidentale, arrivando finanche in Mesopotamia con il culto del Dio accadico (degli accadi, antico popolo semitico della Babilonia che, insieme ai sumeri, diede vita alla prima civiltà mesopotamica) Šamaš, meglio conosciuto con il nome di Utu nella lingua sumera. L’idea di un Dio sole non è certo innovativa, ma ad esserlo è piuttosto l’idea di una rinascita o resurrezione posta in essere dopo il periodo di dominio delle tenebre invernali. Questo parallelismo, congiuntamente anche alla profezia nel Libro di Malachia 3, 20-21 ed all’accostamento tra il Sole e la giustizia divina in Isaia 30, 26 e Isaia 62,1 favorì definitivamente la cristallizzazione della festività Natalizia in sostituzione alla precedente festa romana del Sol Invictus.
Il tutto, fu deciso solo con l’editto di Tessalonica dell’Imperatore Teodosio del 27 febbraio 380 d.C., con il quale si stabilì che il cristianesimo di Nicea (e quindi quello dei padri della chiesa) fosse l’unica forma religiosa accettabile all’interno dell’Impero romano d’Occidente. Quell’editto però, oltre che portare alla nascita del Natale che oggi ci apprestiamo tutti ad accogliere, provocò anche l’inasprimento dei gruppi cristiani di Alessandria d’Egitto guidati dal vescovo Teofilo, che distrussero la biblioteca della città – la più grande al mondo – uccidendo migliaia di civili pagani, tra cui la celeberrima filosofa Ipazia, figlia di Teone. Il giorno che quindi simboleggia più di tutti la rinascita del Sole (o la nascita di Gesù, per i credenti) porta con sé non solo un simbolismo arcaico e potente, ma anche il grido di stragi e distruzioni che scaturirono nell’esatto momento in cui un uomo decise quale fosse l’unica, accettabile, religione per gli altri uomini.

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