di Stefano Sannino

 

Tra le frasi più emblematiche passate alla storia, vi è senza dubbio l’incisione posta all’ingresso del celeberrimo oracolo di Delfi, che recitava: “γνῶθι σαυτόν” ovvero “conosci te stesso”. La massima sarebbe poi passata al latino “nosce te ipsum” e giunta fino ai nostri giorni come frase piuttosto popolare sia in ambienti accademici che sui social media. 

La storia di questa massima si intreccia però con la vita di numerosi celebri uomini, ed è di fatto il faro che ha rivoluzionato per sempre la filosofia occidentale. Quel che che oggi potrebbe sembrare un semplice invito ad indagare dentro se stessi, a conoscere cioè ogni aspetto del proprio carattere, del proprio animo, della propria interiorità, è in verità un’indicazione esoterica che l’oracolo di Apollo dava al viandante ancor prima di giungere alla presenza della Pizia. Quel “gnothi seauton” posto all’ingresso era tanto una promessa quanto un avvertimento:  colui che bramava di conoscere il futuro, doveva ricercare la vera conoscenza dentro se stesso e doveva parimenti avere il coraggio di affidarsi alla divinità oracolare che la ispirava. Non vi è conoscenza senza introspezione, non vi è sapere che non stia già dentro di noi. 

Tra gli uomini che si recarono all’oracolo vi fu anche Socrate, il filosofo che trasformò per sempre il modo di fare filosofia. 

Come non vedere in tutta la filosofia socratica un’eco di quel “gnothi seauton” inciso sull’ingresso di Delfi? Socrate infatti era convinto che la conoscenza fosse già dentro di noi e che attraverso un particolare metodo di dialogo (chiamato maieutica), del tutto similmente ad un parto, questa conoscenza potesse essere fatta emergere da ogni persona, nobile o schiavo che fosse. Ogni uomo aveva, per Socrate, una conoscenza latente all’interno della sua anima che poteva nascere solamente attraverso l’introspezione, il dialogo, l’ironia. Questi tre metodi socratici erano gli strumenti, nelle mani del filosofo e del pensatore, per risvegliare la conoscenza, per applicare quel conosci te stesso che l’Oracolo professava. 

Ancora oggi, quando pensiamo al “gnothi seauton” o quando lo leggiamo come didascalia alle foto sui social media, dovremmo ricordarci che queste due semplice parole non sono solamente due vuoti segni grafici: sono invece un disperato, straordinario grido all’introspezione, alla conoscenza, al guardarsi dentro quando gli stimoli del mondo sono troppo numerosi.