di Martina Biassoni

Dall’avvento di Instagram, il concetto di filtro, di elaborazione, di ritocco prima della pubblicazione dell’immagine o del video, sono diventati una consuetudine. Tutti sono alla ricerca di post che siano il più possibile instagrammabili, neologismo che spiega perfettamente quanto dietro tutto ci sia la ricerca di perfezione.

Già durante il 2019 e il 2020 diverse influencer si erano dimostrate attente al filone sociale del body positivity e alla mental health (la sanità mentale) dei followers. E per questo avevano promosso delle campagne che chiedevano la rimozione di quei filtri che cambiavano completamente i connotati della persona che li provava principalmente per due ragioni: la prima sociale e la seconda potremmo vederla come una ragione morale e d’integrità.

La prima ragione, ed anche la più importante, è quella sociale e si ricollega alla giovane platea delle star della piattaforma. Platea che ancora potrebbe essere poco capace di discernere il vero dal falso e cercare, nella vita reale, di raggiungere delle aspettative irraggiungibili proprio a causa dei filtri cambia-viso. Inoltre in quanto utenti, si è responsabili del proprio operato sui social e postare video e foto modificate potrebbe portare i propri seguaci a conseguenze di disturbi alimentari e di problemi di sanità mentale. Un pericolo per ragazze e ragazzi in quell’età ancora molto suscettibile all’ideale estetico impossibile, imposto nella società moderna.

La seconda ragione, quella che è stata definita come una ragione morale, corrisponde appunto ad integrità e coerenza propria dell’influencer di turno, la quale sa di non essere perfetta e non avrebbe senso che si mostrasse senza imperfezioni o difetti su quella vetrina che di fatto le procura sia lavoro che consensi da parte di brand e follower. 

I follower più attenti (come si può vedere su diverse pagine che si focalizzano sull’evidenziare le modifiche ai contenuti postati su Instagram, o fra i commenti delle sorelle Kardashian ad esempio), notano subito filtri, modifiche di photoshop “fatte male” o errorini nella sistemazione dell’immagine che porterebbero l’influencer a perdere credibilità e di conseguenza potenziali collaborazioni e lavori. 

Ma il 2021 ci sorprende ulteriormente su questo fronte, perché l’Advertising Standards Authority (ASA) – la società inglese che si occupa della veridicità dell’advertising sui social e dei comportamenti di chi con i social ci lavora – ha imposto delle nuove regole alle seguitissime d’Oltremanica. 

Più di uno sono stati gli episodi in cui famose influencer britanniche hanno deciso di postare contenuti beauty sponsorizzati (i famigerati #ad) soltanto dopo aver attentamente modificato la foto o il video oggetto di pubblicità, oppure di apporre un filtro sulle storie in collaborazione con diversi brand. Ecco, questi saranno avvenimenti che resteranno nel passato, perché l’ASA ha fortemente consigliato che in contenuti sponsorizzati, filtri e modifiche non vengano applicati così da veicolare una pubblicità veritiera e che consegni al destinatario targettizzato un’idea di risultato che sia corrispondente alla realtà. Una scelta che ci auguriamo sia presto adottata anche dalle guidelines sull’advertising nostrane, così da assicurarci un contenuto sempre più verosimile e attendibile, soprattutto a protezione delle fasce di followers più giovani ed impressionabili.