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mercoledì, 24 Aprile, 2024

SENTIMENTAL JOURNEY. Fotografia metafisica

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di Alessandro Giugni

  Da sempre gli uomini sono chiamati a confrontarsi con la morte, fase chiave, insieme alla nascita, del nostro viaggio terreno. Tutto ha un inizio e tutto ha una fine. Ma, se è vero il postulato di Lavoisier, «nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma».

È da questo presupposto che prende le mosse Sentimental Journey, capolavoro del fotografo giapponese Nobuyoshi Araki, nato a Tokyo il 25 maggio 1940 e divenuto famoso in tutto il mondo per la sua maestria nel genere erotico-amoroso.

L’opera, che si compone di tre volumi pubblicati a 20 anni di distanza l’uno dall’altro, ripercorre tre distinte fasi della vita di Araki: la luna di miele con l’amata Yoko nel 1971 in Sentimental Journey; il decorso della malattia e la morte della moglie nel 1990 in Winter Journey; gli ultimi mesi di vita del gatto Chiro nel 2010 in Spring Journey.

Osservando le fotografie contenute in questi libri si crea un’immediata connessione con l’autore, il quale, grazie all’apparente semplicità del suo stile, riesce a trasportare il lettore al centro delle scene rese immortali dall’impressione della luce sui negativi. Si percepisce, così, la spensieratezza e la felicità di Araki e Yoko durante la loro luna di miele svoltasi tra i vicoli di Kyoto e i canali di Yanagawa. Ed è proprio durante una gita in barca a Yanagawa che viene scattata una delle fotografie simbolo di tutta l’opera: l’anziano barcaiolo invita i novelli sposi ad abbassarsi all’avvicinarsi di ogni ponte e Yoko, colta dalla stanchezza, si addormenta rannichiata sul fondo dell’imbarcazione. Araki la immortala così, in posizione fetale, in un’immagine che sembra ricondurla agli albori della propria esistenza. La barca diviene metafora tanto di una culla quanto della bara nella quale verrà ritratta un’ultima volta: per uno strano scherzo del destino, il vecchio barcaiolo assume le vesti di un novello Caronte.

Questo intimista viaggio fotografico sembra concludersi nel 1991 con la pubblicazione di Winter Journey, volume nel quale sono narrati con sapienza gli ultimi 6 mesi di vita di Yoko. Dalla diagnosi del cancro all’ultima stretta di mano, Araki scandisce il trascorrere del tempo con un’abile scelta stilistica: sul bordo inferiore destro di ciascuna fotografia viene riportata la data di scatto.

Ciò che maggiormente traspare da queste immagini è la progressiva presa di coscienza dell’autore di come la morte costituisca solo una fase di transizione verso una dimensione ulteriore. Questa convinzione si consolida definitivamente dopo la morte del gatto Chiro, onnipresente comprimario nei primi due libri e soggetto principale in Spring Journey. In quest’ultimo, metaforica chiusura di un ciclo, l’autore manifesta la consapevolezza dell’esistenza di una vita dopo la morte, rappresentata dal cielo, immortalato ripetutamente sempre più sottoesposto man mano che si avvicinerà la morte del gatto. Quel cielo che Araki nomina con due diverse parole: ku (vuoto), per simboleggiare il vuoto lasciato dalla morte, e sora (dall’altra parte), con il quale allude a una realtà metafisica che ha valicato la fisicità terrena.

 

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