di Gabriele Rizza

Toscano maremmano, agricoltore di professione e politico per passione, Roberto Berardi è stato eletto senatore nel 2018 con Forza Italia ed è assessore ai lavori pubblici, polizia municipale e protezione civile al comune di Orbetello. Lo abbiamo incontrato per ascoltare la sua opinione sui temi più caldi, come il referendum del 20 settembre, le regionali in Toscana e sullo stato del centrodestra in questo momento di emergenza sanitaria.

Lei è stato uno dei firmatari per il referendum sul taglio dei parlamentari, voterà per il sì o per il no?

«Lascio libertà di coscienza ai cittadini, ognuno farà il suo percorso che lo porterà a scegliere.  Personalmente, sono per il no e non per la poltrona: ho il mio lavoro, nasco agricoltore e morirò agricoltore, ho un’azienda agricola, piuttosto per me la politica è una missione in favore dei cittadini che mi eleggono, rispondo a quello che mi viene chiesto in senso generale per la comunità.  Sono per il no perché è sbagliato far passare il messaggio che i politici sono il male della nostra Italia, la politica è quella che ci ha dato negli anni ’60 uno sviluppo economico che sognavamo, i nostri nonni hanno lottato per la democrazia. Il male è il politico che non lavora, perché anche se ne rimanesse solo uno, curando i suoi interessi e non quelli della collettività, anche lui sarebbe di troppo. Da quando sono senatore, ho capito che se vogliamo si può davvero cambiare il nostro paese, bisogna remare dalla stessa parte pur con tutti i distinguo: ognuno la pensa a modo suo o ha delle priorità rispetto ad altre, ma il nostro scopo deve essere rivolto a perseguire l’interesse generale. Voto no, ma mi rimetto alla volontà popolare».

La pandemia, aldilà degli effetti sanitari, ha sollevato tante questioni, come la libertà, la scuola e ancora il rapporto con l’UE. Il centrodestra, in questi mesi, ha avuto divisioni o si è cementato ulteriormente?

«Delle divisioni ci sono state: c’è chi fomentava all’inizio proponeva di chiudere tutto immediatamente e poi subito dopo il contrario. Noi di Forza Italia siamo sempre stati per il dialogo, anche con questo governo. Siamo stati anche tacciati di “collaborazionismo”, ma il nostro obiettivo è quello di salvare le famiglie, i lavoratori e i pensionati. Il coronavirus è una guerra che stiamo conducendo da mesi e che avrebbe trovato impreparati tutti, chiunque ci fosse stato al governo. Risulta facile fare opposizione quando non bisogna prendere delle decisioni, come la chiusura di tutto il Paese, cose che pensavamo potessero accadere solo nei film».

 A cosa ha prestato più attenzione Forza Italia durante il lockdown?

«Abbiamo sempre cercato di eliminare quei dazi burocratici che hanno impedito di far arrivare i soldi alle famiglie, purtroppo qui c’era da lavorare di più perché le famiglie non possono aspettare ritardi di diversi mesi, già è pesante una sola settimana. Non condivido la posizione sul MES, accettarlo non sarebbe una semplice spesa ma un investimento a lungo termine per la sanità, che alla lunga permetterebbe addirittura di risparmiare, perché se un cittadino si cura meglio avrà meno bisogno della sanità. Con il virus ancora non è finita visti i dati di questa estate. Dobbiamo stare attenti e noi parlamentari dobbiamo dare l’esempio, evitando di spettacolarizzare non indossando la mascherina per poi farsi buttare fuori dall’Aula, come è successo».

Manca poco alle elezioni regionali in Toscana, regione italiana tra le più famose al mondo. Cosa manca ancora a questa regione che la politica può dare?

«In Toscana, l’amministrazione di sinistra ha sempre puntato sulla centralità di Firenze Pisa Livorno, che è sempre stata la zona centrale della Toscana con più residenti ed uffici pubblici e certa politica ha sfruttato quel territorio per avere vantaggi alle elezioni, in termine di numero di voti. Oggi alla Toscana servirebbe un cambiamento, per la prima volta da settanta anni si parte alla pari, non ci diamo per vinti e lavoriamo per portare un modello di amministrazione: io ad esempio sono assessore ai lavori pubblici, polizia municipale e protezione civile al comune di Orbetello, che ha visto il centrodestra vincere come a Grosseto, dove da tanti anni c’è un’alternanza tra destra e sinistra. Le vecchie politiche fatte di amicizie hanno portato qualcosa in meno alla Toscana».