di Stefano Sannino

Da ormai due anni, la storia dell’umanità si può datare in a.c. (avanti covid) e d.c. (dopo covid). Come in un sogno dalla trama surreale, da mesi viviamo distanziati e separati da tutto ciò che abbiamo sempre amato e desiderato, generando un’insaziabile voglia di ripartire, di ritornare a vivere.

È in quest’ottica che lo scorso 10 settembre si è conclusa a Milano, l’ultima edizione del Salone Internazionale del Mobile, da molti chiamata l’edizione del ricominciamento, a causa del suo grande valore simbolico per l’economia nazionale. Tutti, dai politici agli artigiani, dagli imprenditori ai visitatori, hanno scommesso su questa prima edizione “dal vivo” del Salone del Mobile, dopo due anni di pandemia. Un grande e simbolico ricominciamento di tutta la Nazione, a partire proprio da quelle eccellenze tutte italiane che ci distinguono nel mondo. Ed effettivamente, è proprio il valore simbolico di questa edizione ad averla contraddistinta da tutte le precedenti e ad averla resa unica tanto per chi l’ha organizzata e sponsorizzata, quanto per chi vi ha preso parte come visitatore. La voglia di ricominciare, di riprendere la vita là dove l’abbiamo lasciata, il desiderio di socialità e di contatto fisico con l’altro, sono tutti sentimenti che tutti, in misura diversa, proviamo da ormai due anni e che ora sono diventati più forti che mai. 

Questo immenso muro di solitudine che il distanziamento sociale ha messo tra noi e l’altro, pesa ormai troppo sulle nostre vite e ci separa da coloro che fine a qualche tempo fa eravamo abituati ad incrociare per le strade e che, in qualche modo davamo per scontati: i nostro simili. 

Tutto quello che prima era normale, il virus lo ha fatto diventare un’eccezione, un evento straordinario. Che l’occasione sociale sia una semplice cena tra amici o un evento grande come il Salone del Mobile, quel che è certo è che questa nostra nuova realtà ci ha abituati a vedere con occhi diversi ciò a cui prima eravamo abituati.

Ma, proprio come nell’Eterno Ritorno di Nietzsche, in cui i medesimi sentimenti e le medesime sensazioni, si ripresentano, ciclicamente, nelle nostre vite, anche le vecchie speranze e le vecchie abitudini stanno tornando. Sta tornando la voglia di socializzare, di passare il tempo con gli amici e con la famiglia, di organizzare eventi e di vivere quella vita che, per quasi due anni, ci è passata davanti agli occhi senza che noi potessimo toccarla, assaggiarla, goderla. Se quindi questo Salone del Mobile rappresenta qualcosa, è proprio la voglia di ricominciare, il ritorno, ciclico, della vita avanti covid, di tutto ciò che abbiamo sempre dato per scontato e per normale, ma che ora – e lo abbiamo imparato a nostre spese – scontato e normale non è più. 

E non vi è cornice migliore del mese di settembre, il periodo dell’anno che più di tutti gli altri significa ritorno alla quotidianità ed alla vita di sempre,  per fare da sfondo a questo grande evento di rinascita e di ricominciamento che si è respirato a Milano. Ora, non ci resta che riabituarci alla vita, ai sentimenti, agli altri. Perché, e questo lo diceva anche Nietzsche, alla fine tutto ritorna, come in un’immensa ruota che, ineluttabile, fa sempre il suo corso.