Riaprite tutto o non ci sarà speranza per nessuno

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di Veronica Graf

Il Presidente della regione Lombardia, Attilio Fontana, con tanto di lettera al governo, ha chiesto di riaprire le attività produttive dal 4 maggio. Come? Seguendo la rotta delle Quattro D: distanza, dispositivi, diagnosi e digitalizzazione.

Ha ipotizzato anche di spalmare la settimana lavorativa non su cinque ma su sette giorni, “con orari di inizio diversi per evitare l’utilizzo eccessivo dei mezzi pubblici in determinate fasce”. 

Luca Zaia, presidente della regione Veneto, ha appoggiato Attilio Fontana aumentando la pressione sul governo Conte per quanto riguarda la riapertura intelligente dopo aver superato la prima fase dell’emergenza Coronavirus. “Oltre un certo limite la chiusura non è più sostenibile”, ha dichiarato il governatore del Veneto per dare man forte al ‘vicino’ lombardo: se ci sono i le giuste condizioni sanitarie, dal 4 maggio o anche prima si può ripartire. Le possibilità sono due: tenere chiuso tutto e morire in attesa che il virus se ne vada, oppure ripartire. Entro quella data dovremo essere pronti con dispositivi e regole per aprire, negoziati con le parti sociali e le associazioni d’impresa. “A me risulta che questo lavoro si stia facendo a livello nazionale con questa prospettiva. Non escludo che alcune attività possano essere anche messe in una griglia di partenza un po’ prima. Mi auguro – ha concluso il governatore del Veneto – che la deadline sia il 4 maggio”.   

La verità è che non si può rimanere ancora fermi aspettando altri decreti, posticipando una ripartenza l’economia, le finanze e la salute mentale dei cittadini sono agli sgoccioli

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