di Susanna Russo

 È un’esperta di gestione di eventi culturali e docente di Economia per le arti, la cultura e la comunicazione, dal 1998 è stata Responsabile delle Relazioni Esterne, Produzione ed Eventi del Teatro Litta e di Manifatture Teatrali Milanesi e nel 2018 ha assunto la carica di presidente della Fondazione Palazzo Litta per le Arti Onlus.


Durante la conferenza stampa di presentazione della stagione 2021/22 ha fatto un appello alla stampa, dichiarando che mai come ora i teatri ne sentano l’esigenza. Anche questa carenza da parte della stampa dimostra un disinteresse alla cultura?

 «La stampa, a mio parere, non dovrebbe fare cultura, ma dovrebbe far conoscere e divulgare la cultura, deve essere un tramite, uno strumento che per noi è fondamentale. Invece, un po’ per colpa nostra, perché la cultura è diventata molto selettiva e “radical chic”, e un po’ per colpa della stampa stessa, che ha seguito questa scia, non si è più abituati a leggere le pagine riguardanti il teatro. Fino a qualche anno fa, c’era attesa per la pubblicazione degli articoli di critica teatrale, adesso tutto questo non c’è più. I principali quotidiani non presentano più le stagioni teatrali e il quotidiano è l’unico mezzo che passa davvero per le mani di tutti, quindi questo è un servizio che viene a mancare in primis ai lettori. Dal canto nostro, noi non possiamo permetterci di spendere cifre esorbitanti per comparire, un giorno, su una pagina di un giornale con redazionali che ci riguardano scritti da noi stessi. In questo caso manca proprio lo sguardo del giornalista, del critico, che riflette, seleziona e sintetizza. Il fatto che il teatro non sia così alla portata di tutti, è un danno che non riusciamo nemmeno a concepire fino in fondo. Questa cosa chiude tutte le possibilità di partecipazione e condivisione. E per concludere, quando parlo di critici teatrali, mi riferisco agli ultimi che rimangono, dopo questi resteranno solo i blog che, per quanto utili, non possono sostituire la carta stampata.»

 

Perché avete deciso di intitolare questa stagione: “MTM è città aperta”?

 «Per la distribuzione logistica dei nostri spazi: uno in Zona 1 e uno in zona 3, ci uniscono le metropolitane, siamo un ponte e un crocevia. Gli artisti si spostano da un polo all’altro. Anche le nostre scuole di teatro sono dislocate in punti diversi della città. Quindi mi piace pensare che la vita di MTM si distribuisca per le vie della città. Tutti i nostri luoghi poi, non sono altro che luoghi d’incontro, e sono sempre aperti»

 

Nonostante il rischio di nuove chiusure, avete deciso di pensare una stagione che si protrae fino a Luglio ’22. Cosa vi rende così temerari?

«Intatto il fatto che io non riesca più a programmare e riprogrammare stagioni senza poi vederle realizzarsi. Inoltre io penso che adesso ci vorrà moltissimo tempo per riprendersi davvero e, ora come ora, 3 mesi di programmazione non bastano a nessuno. Per noi, ma anche per il pubblico, è adesso utile e necessario un pensiero a lunga gittata, sapere che la stagione c’è, che i nostri luoghi vivono, sperando che il pubblico ricambi abitudini celermente e torni a frequentare i teatri, cosa secondo me non scontata.»

 

Vuole raccontarci a grandi linee questa nuova stagione? Che cosa più la inorgoglisce?

«Mi inorgoglisce il fatto che siamo riusciti a tenere i nostri grandi filoni, pur dovendo chiaramente recuperare dei pezzi rimasti indietro e noi, con questa programmazione, siamo riusciti a recuperare quasi tutto. Dal filone Le ragazze raccontano, a stampo femminile, con tanto di Festival Amleta, che per noi è il coronamento di un percorso, fino ai grandi classici, il teatro di parola rivisitato, e quest’anno abbiamo la presenza di tre figure femminili importantissime, Elettra, Antigone ed Alcesti. È questa una stagione che, per racchiudere molti momenti che non sono stati vissuti, rischiava di essere molto “pasticciata”, ma riesce invece, con linearità, a contenere tutte quelle che sono le nostre anime.”

 

 Durante la conferenza stampa hai raccontato che siete passati da 57000 presenze del 2019, a 2900 presenze oggi. Come ci si può risollevare adesso?

«Non si può che migliorare. L’obbiettivo è tornare a dove eravamo e attenzione, noi all’epoca non eravamo pienamente soddisfatti di quel risultato, quello per noi era il minimo per sostenere un’attività di sbigliettamento. Per noi adesso si tratta davvero di ricominciare. Se una struttura come la nostra ce la farà nei prossimi 2 anni, allora possiamo reggere quasi a tutto.”


MTM tornerà ad essere quella dell’epoca pre Covid?

«Sì, e mi piacerebbe pensarlo come luogo ancora più aperto.»

 

Che augurio fa al suo teatro, ma in generale al Teatro, per questa nuova stagione?

«Auguro allegria e forza!»

Gaia a questo punto ride ed sembra incarnare esattamente le qualità che si augura caratterizzino il Teatro, il suo, ma anche quello di tutti.