di Veronica Graf

 

Mewlife è un progetto che coinvolge sei partner, in Italia e Grecia. Capofila del progetto NextChem, che assieme a  Bio-P, Htr, Labor, Megara, Technosind, ha realizzato l’impianto pilota per la coltivazione delle microalghe.

Per questa innovativa produzione, ad essere utilizzati, sono gli scarti della produzione di olio di oliva.

L’Europa produce circa il 70% dell’olio d’oliva nel mondo, in particolare sono coinvolti l’Italia (che ha il primato in questa tipo di produzione, e quindi è coinvolta in prima linea), Spagna e Grecia. Un grosso problema che coinvolge questo settore sono le acque reflue provenienti dagli impianti di produzione dell’olio d’oliva, che non possono essere trattate in impianti di depurazione biologica convenzionali a causa dell’effetto tossico degli antiossidanti (polifenoli). Come risultato, queste acque reflue vengono scaricate nell’ambiente agendo come agenti antimicrobici e fitotossici.

E se invece venissero riutilizzate, trasformandosi in risorsa? 

È questo l’obiettivo del progetto Mewlife, cofinanziato dal programma Life della Commissione europea, uno dei progetti di ricerca e sviluppo in cui NextChem ricopre il ruolo di coordinatore. NextChem é una società del gruppo Maire Tecnimont dedicata all’energy transition e alla chimica verde che sta giocando un ruolo fondamentale nell’economia circolare. Secondo il presidente Fabrizio Di Amato, “i materiali di scarto sono il petrolio del nuovo millennio: dalle auto elettriche al Green New Deal europeo, fino ai piani sostenibili di colossi come Amazon e McDonald’s”. Il nuovo obiettivo dei governi e delle aziende di tutto il mondo, soprattutto quelle ancora con un approccio poco green, è quello di recuperare il recuperabile e ridare nuova linfa pianeta. Un progetto che punta a dimostrare i benefici ambientali e la fattibilità economica di un processo innovativo di coltivazione della biomassa algale. In particolare è previsto il riutilizzo e la valorizzazione delle acque di scarto della produzione di olio di oliva: i composti di interesse, carotenoidi e amido, accumulati nella biomassa algale vengono estratti e utilizzati per applicazioni in nutraceutica e per la produzione di biopolimeri.

Le microalghe sono infatti una biomassa promettente per la fornitura sostenibile di materie prime e prodotti specializzati in diversi settori tra cui quello alimentare. Nonostante questo grande potenziale, l’implementazione dell’impiego di questa classe di microorganismi su scala industriale ad oggi è limitata, principalmente per motivi di tipo economico. Il principale ostacolo riguarda la disponibilità di biomassa microalgale su scala commerciale a costi accettabili. E a questo lavora Mewlife. L’impianto pilota di coltivazione delle microalghe è stato realizzato da NextChem a Roma. Cuore dell’impianto sono i due fermentatori che vengono riempiti con biomassa che poi, alla concentrazione desiderata, viene inviata alla centrifuga per separare le microalghe dal cosiddetto ‘brodo di coltivazione’. Le alghe vengono poi essiccate: il prodotto finale è una polvere algale. Ad occuparsi della gestione operativa dell’impianto pilota, nell’ambito del progetto Mewlife, è Bio-P, società controllata da NextChem.