di Stefano Sannino

 Se guardiamo alla storia delle religioni del bacino del Mediterraneo, ci rendiamo subito conto che una città più di qualunque altra, è stata teatro tanto degli scontri più violenti, quanto delle preghiere più sentite: Gerusalemme.

Capitale moderna dello stato di Israele, ma già capitale giudaica tra il X ed il VI secolo a.C, Gerusalemme ha accolto tra le sue mura i tre grandi monoteismi abramitici: ebraismo, cristianesimo, islam. Tra le rovine degli antichi templi ebraici, sorsero le più splendide chiese cristiane, distrutte poi durante le crociate per lasciare spazio alle moschee islamiche. Gerusalemme, con il suo eterno avvicendamento religioso, è una città che parla tre lingue, e che in qualche modo riesce a conciliarle tutte, ad accoglierle e a metterle d’accordo all’ombra dei minareti, dei campanili e delle sinagoghe. 

I più grandi avvenimenti religiosi degli ultimi tremila anni sono avvenuti proprio Gerusalemme: lì Gesù di Nazaret fu torturato e giustiziato sul monte Golgata, appena fuori dalle mura della città; lì i Romani rasero al suolo il Tempio di Gerusalemme, il luogo più sacro di tutto l’ebraismo, lasciandone solo un muro (noto come il Muro del Pianto), dove ancora oggi gli ebrei si recano in pellegrinaggio; sempre lì si recò in preghiera Maometto, secondo i racconti, con gli altri profeti, stabilendo il primato dell’islam sul cristianesimo e sull’ebraismo. Furono proprio queste vicende, strettamente intersecate nel corso dei secoli a dare vita a gran parte delle lotte che, ancora oggi, proseguono intorno alla città santa: crociate, massacri di pellegrini, jihad non sono che strumenti che ognuna delle tre gradi religioni ha adottato per stabilire il proprio dominio su quella che riteneva essere la più sacra di tutte le città. 

Ma, mentre ognuno tentava di dominare Gerusalemme, la città santa ha forse impartito all’umanità una lezione che solo un territorio che è stato teatro di tanta sacralità poteva impartire e cioè che non può esistere vittoria o dominazione quando si parla di religione. Non è con la forza che Gerusalemme è stata conquistata, né è con il sangue che una delle tre grandi religioni abramitiche è diventata quella predominante. Il grande insegnamento che Gerusalemme ha impartito a tutti noi è proprio che in materia di religione la violenza, la presunzione ed il desiderio spasmodico di ottenere la gloria non possono portare altrove se non ad una rovinosa caduta. Lo hanno imparato i cavalieri templari, mandati a Gerusalemme dalla Chiesa e lo hanno imparato anche i guerrieri musulmani. Lo hanno imparato gli ebrei, esiliati dalla loro terra per millenni; lo hanno imparato gli americani, i russi e tutti coloro che hanno tentato di usare Gerusalemme per il proprio tornaconto politico o economico.

La città santa non è di nessuno, perché forse essa è di tutti: cristiani, musulmani o ebrei. Che sia questo il vero insegnamento di Dio? Che alla fine tutti gli uomini sono eguali e che devono imparare a convivere dentro le mura della stessa città?