di Stefano Sannino

L’induismo oggi conta circa un miliardo di fedeli, pari al 14% circa della popolazione mondiale, ed è pertanto una delle religioni più diffuse su tutta la Terra. La sua grande popolarità, sicuramente frutto della grande influenza che la cultura orientale ha avuto in occidente a partire dagli anni Settanta del XX secolo ad oggi, è però anche e sopratutto frutto di una tradizione millenaria, che trae le sue origini da alcuni dei testi sacri più antichi della storia dell’umanità: i Veda. La tradizione vedica, che costituisce la base dalla quale si è poi sviluppato l’induismo come lo conosciamo oggi, fu importata in India dagli Arii, un popolo indo-europeo, che soppiantò la precedente civiltà Vallinda che abitava la regione. Fu da quel momento, circa dal 1800 a.C, che la tradizione degli Arii si fuse con quella locale, dando vita ad una serie di scritti e di cerimonie che sarebbero poi diventate l’ossatura dell’attuale induismo. Ma, come è naturale per ogni religione tanto antica, anche l’induismo non è rimasto uguale a se stesso, ma ha conosciuto profondi cambiamenti di prospettiva e di visione. Le divinità descritte nei Veda, per esempio, sono sostanzialmente differenti dalle divinità venerate oggi dagli Indù, che orientano le proprie preghiere principalmente intorno a due grandi poli religiosi: quello al cui centro troviamo il Dio Visnu e quello del Dio Šiva. 

Certo, la religione induista riconosce oggi anche altre divinità, divenute molto popolari anche in Occidente, ma nelle sue radici indiane sono questi due Dei ad avere la maggioranza dei fedeli. La grandissima forza dell’induismo e la sua millenaria tradizione, lo hanno portato non solo a sviluppare uno dei sistemi cosmogonici più precisi della storia delle religioni (gli antichi induisti riuscirono a calcolare approssimativamente addirittura l’età dell’universo), ma anche ad avere un impatto sulla società senza precedenti. La visione sociale fondata su ciò che noi occidentali chiamiamo caste, ma che sarebbe più proprio tradurre con classi sociali, è infatti risalente proprio ai Veda, a quei testi religiosi cioè che fondarono l’induismo stesso. Ancora oggi, la divisione in classi sociali è radicata nel tessuto culturale e sociale indiano e costituisce uno dei principali mezzi di valutazione degli individui. Particolare anche la visione di “avatara” ovvero “discesa” propria del Dio Visnu e sostanzialmente  diversa dalla ben più occidentale (e cristiana) visione dell’incarnazione di Dio. Secondo l’induismo il Dio Visnu è disceso più volte sulla Terra, non incarnandosi, ma assumendo forme sempre diverse a seconda del suo scopo e dell’epoca della sua discesa, tracciando con il suo aspetto un vero e proprio metaforico processo evoluzionista. Oltre a questo, l’induismo ha numerosissimi altri elementi: alcuni decisamente crudi e violenti, altri più dolci e poetici, altri ancora spaventosi o rassicuranti. Questa antica religione, che risale a migliaia di anni fa, più antica del cristianesimo e nelle sue forme originali -forse- più antica di qualsiasi altra religione che conosciamo in Occidente, è quindi non soltanto una delle fedi oggi più diffuse, ma anche una delle tradizioni più antiche, complesse e complete con cui potremmo mai trovarci ad interfacciarci. A distanza di più di tremila anni dalle prime rivelazioni vediche, oggi l’induismo è ancora una fede forte, complessa e straordinaria, capace di spiegare i segreti dell’universo, dell’uomo e della creazione con una poetica ed una fascinazione per la vita stessa, che poche altre religioni condividono.