di Stefano Sannino

Sulla collina di Sanchi, in quell’omonima cittadina indiana di poco più di 6000 abitanti, sorgono alcuni dei monumenti più straordinari della storia delle religioni orientali. Il Buddha, letteralmente l’Illuminato, è una figura in cui storia e mito si confondono e si intrecciano, avvolgendo le origini di questa religione in un’aura di confusione ed incertezza. Le fonti storiche si mescolano con quelle religiose, ed anche i pareri degli antichi storici -probabilmente convertiti al buddismo- è inaffidabile per ricostruire le gesta di questo leggendario personale. Secondo le fonti religiose buddhiste, alla morta del Buddha il suo corpo fu cremato e le ceneri furono affidate ad otto imperatori, che costruirono templi all’Illuminato ad ogni angolo della terra. Perfino uno dei più importanti imperatori indiani, Ashoka (III secolo a.e.c.), fu convertito al Buddhismo e contribuì all’espansione di questa religione in tutto il territorio imperiale. Ed è lì, in quella piccolissima cittadina di Sanchi, che sono oggi conservati tre degli stupa più importanti del mondo. Lo stupa sta al Buddismo, come la chiesa sta al Cristianesimo o la moschea all’Islam. 

Esso però è molto più di un luogo di culto: è una rappresentazione materiale della perfetta geometria cosmica, in cui la pianta dell’edificio non è altro se non un mandala, un diagramma sacro. Seguono un basamento quadrato a rappresentare la terra ed una grande calotta ad indicare la volta celeste. Questa misteriosa calotta, costruita in modo da risultare chiusa, è il luogo dove vengono contenute le reliquie buddhiste. Sbaglieremmo però, se guardassimo agli stupa come a dei semplici monumenti funebri: essi sono la rappresentazione di quell’uomo cosmico che ha raggiunto l’illuminazione, la trasposizione fisica di un processo spirituale che solo il Buddha è riuscito a portare a termine. Gli stupa di Sanchi risalgono probabilmente proprio al regno del grande imperatore Ashoka e dunque al III secolo a.e.c,  e sono, proprio come ogni altro stupa, oggetto di pellegrinaggio e di devozione. Se però in Occidente siamo abituati ad entrare nei luoghi di culto per inginocchiarci e pregare, la devozione praticata nello stupa è la circuambulazione: i fedeli camminano introno allo stupa in senso orario, porgendo la destra al monumento. Come per ogni luogo di culto però, anche al costruzione di uno stupa è onerosa dal punto di vista finanziario ed è per questo che la grande maggioranza di questi luoghi religiosi pervenutici, fu frutto dello sforzo collettivo di intere comunità buddiste, che costruirono gli stupa arcaici per glorificare il Buddha e la sua opera spirituale. 

A partire da questi semplici luoghi di culto, ne furono innalzati sempre di più grandi e preziosi, ed il buddismo convertì al proprio culto, milioni di persone in ogni angolo della terra, ciascuna delle quali guarda al Buddha come punto di riferimento, come Illuminato e come Maestro. Che il Buddismo sia una vera religione o una semplice filosofia di vita, ogni giorno si propone di guidare milioni di persone verso l’illuminazione.