di Livia Caliopi Biro

 

Quando si fanno acquisti per rinnovare il proprio guardaroba, molti consumatori tendono a privilegiare i tessuti naturali. Il motivo è quasi istintivo: si pensa che facciano meno male alla pelle, sudare di meno e che siano eco-friendly. Le connotazioni positive che si danno ai prodotti di origine vegetale e animale derivano dall’associare la parola natura a qualcosa di sostenibile e salutare. Purtroppo le conoscenze della maggior parte delle persone riguardo a ciò che indossano sono spesso carenti nonostante le campagne di sensibilizzazione siano ormai molto presenti.

Innanzitutto è bene sapere che ai prodotti naturali vengono applicati trattamenti chimici. Servono pesticidi per proteggere le materie prime e, a meno che non sia specificato il contrario, le stoffe subiscono lavaggi, tinture e finiture dannose per la nostra salute e per l’ambiente.

Inoltre le risorse che vengono sfruttate per produrre fibre di origine naturale è maggiore rispetto a quelle usate per le fibre sintetiche. Per creare una sola t-shirt in cotone vengono utilizzati circa 2700 litri di acqua, per un paio di jeans circa 8000.

Infine molti confondono fibre “man-made” (create dall’uomo) con i prodotti artificiali. È il caso della viscosa. Questo tessuto viene creato in laboratorio, ma ha come materia prima la polpa cellulosa. Purtroppo la sua coltivazione è causa di deforestazione per agricoltura intensiva. È dunque importante acquistare capi in viscosa da aziende che promuovono l’estrazione di materie prime da coltivazione sostenibile o da agricoltura rigenerativa.

Comprare abbigliamento a base sintetica può sembrare ottimale in quanto impiega meno risorse ed energia durante la produzione e, essendo più longevo, porterebbe ad acquistare con meno frequenza. Si sa però che la plastica impiegata in queste fibre sintetiche, non essendo biodegradabile, si disperde nell’ambiente in forma di microplastica causando danni irreparabili all’ecosistema.

L’opzione più sostenibile? Quando si tratta di tessuti sintetici, scegliere quelli riciclati. In alternativa optare per fibre di origine naturale conosciute, ma che hanno un impatto ambientale minore. Ad esempio il bamboo, che contrasta l’erosione del suolo e dona proprietà benefiche al terreno in cui viene coltivato. Oppure la canapa, la cui produzione sfrutta meno terreno e impiega poca acqua. Anche il Tencel (Lyocell) è un materiale a base cellulosa che consuma poca acqua e per il quale non vengono usati pesticidi.

È possibile ridurre il proprio impatto negativo informandosi sui materiali più comunemente usati e acquistando vestiti con maggiore consapevolezza.