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mercoledì, 28 Febbraio, 2024

LE EMOZIONI? FANNO MENO PAURA, ABBIAMO IMPARATO A TRASMETTERLE. ANCHE GRAZIE AI CRITICATI SOCIAL

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di Stefano Sannino

Gli ultimi due anni hanno rappresentato un vero e proprio momento di svolta per l’emotività umana: a causa della pandemia, la manifestazione pubblica di emozioni e sentimenti – che fino a qualche anno fa era fortemente ostracizzata dalla nostra società – è diventata la normalità, e grandi personalità sia pubbliche e politiche, si sono lasciate andare a dimostrazioni pubbliche di emozioni e sentimenti. Perfino la freddissima e distaccata cancelliera tedesca Angela Merkel, pare si sia lasciata commuovere nel momento dell’annuncio di nuove restrizioni nel periodo di Natale 2020.

È dunque evidente, con l’aumentare inesorabile delle grandi personalità che si abbandonano a slanci pubblici di emotività, che lo stigma sociale legato ai sentimenti sia venuto meno e che questo argomento, tabù in particolare per il genere maschile, viene ora trattato con meno superficialità e timore. Non solo personalità pubbliche, però, ma anche comuni mortali: tutti abbiamo probabilmente cambiato il nostro modo di rapportarci alle nostre emozioni e, probabilmente, tendiamo a dimostrarle di più di quanto facevamo fino a due anni fa. Questo profondo cambiamento del pattern comportamentale in relazione all’espressione delle emozioni secondo Ylenia Canavesio, neuropsicologa all’Humanitas Medical Care, può essere uno degli effetti dell’isolamento sociale a cui siamo stati tutti sottoposti negli ultimi due anni. Il cambiamento nei ritmi di sveglia-sonno, la diminuzione delle ore di esposizione alla luce solare ed i cambiamenti nell’alimentazione e nell’attività fisica, sono tutti fattori determinanti nella modificazione dei nostri comportamenti e delle nostre abitudini. Ma che cosa sono queste emozioni che tendiamo a mostrare?

Secondo Charles Darwin, esse non sarebbero altro che comportamenti non verbali adottati dagli individui per adattarsi all’ambiente e per comunicare con i propri simili, un vero e proprio linguaggio non verbale che consente alle persone di condividere con gli altri determinati messaggi. La teoria più diffusa identifica sette emozioni di base, universali ed innate: gioia, paura, tristezza, disprezzo, disgusto, sorpresa e rabbia. Esse si manifestano in seguito alla reazione del cervello ad uno stimolo esterno e dunque dipendono fortemente dalla predisposizione del singolo. Per esempio, un individuo stressato, sarà più propenso ad avere comportamenti irati o tristi in seguito ad uno stimolo esterno, mentre un individuo già predisposto alla gioia riuscirà più facilmente a provare le emozioni connesse a questo stato. 

L’emozione, però, dura solo un attimo: lo stato emotivo vero e proprio ha infatti una durata di pochi istanti, sebbene possa provocare effetti prolungati anche per diverse ore. Un avvenimento particolarmente felice, di fatti, ci rende gioiosi e ben disposti al mondo per diverse ore. 

Le emozioni sono dunque un linguaggio molto complesso, un vero e proprio codice di comunicazione non verbale fatto di gesti, di impercettibili movimenti e di significati nascosti, la cui repressione può essere particolarmente dannosa non solo in virtù del loro ruolo secondo l’evoluzionismo. Nel momento in cui decidiamo di non comunicare e di rinunciare dunque alla comunicazione delle emozioni, stiamo abbandonando una parte fondamentale della nostra vita e stiamo mettendo un muro di incomunicabilità tra noi e l’altro, muro che difficilmente potremmo abbattere nuovamente. Il cambiamento a cui stiamo assistendo dunque, questa grande manifestazione emotiva collettiva, non è affatto una cosa negativa: essa è semplicemente un ritorno alla normalità naturale ed evolutiva della nostra specie, un forte grido – tutto umano – che riecheggerà ancora per molto tempo.

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