di Gabriele Rizza

L’ultima è la proposta di commissariare la sanità lombarda. Le sardine – non potendo più partecipare ai tavoli dei ministri in qualità di collante tra società civile e Istituzioni perché loro sono solamente degli anticorpi al razzismo – sono riusciti almeno a richiederlo in una lettera indirizzata al Premier Conte, facendo felice tutto il governo. Anche Roberto Saviano è potuto riscendere in campo riaccendendo l’entusiasmo degli antileghisti, inibito dalla pandemia.

La colpa della sanità lombarda sarebbe quella di non essere stata all’altezza dell’emergenza, rendendosi responsabile dell’alto numero di contagi, ricoveri e morti. Non è una novità: già nei primi giorni di lockdown, Giuseppe Conte dichiarava alla stampa che “qualcosa nella sanità lombarda non ha funzionato”, salvo poi far ritrattare per mezzo dei suoi ministri, non lui. Il premier Conte non avrebbe mai macchiato, davanti le tante fan, la sua immagine di uomo vincente ammettendo un errore. E infatti, sempre il premier, quando la Regione Lombardia il 21 marzo dichiarava la chiusura delle attività produttive, non poteva restare indietro, e così via con una conferenza stampa notturna, senza un decreto pronto e approvato: venne firmato solo quattro giorni dopo.  È innegabile la costante lotta, almeno mediatica, del governo alla Lombardia, cuore della Lega, miglior nemico del Premier.  Come sempre, in Italia, il nemico interno è peggio dell’invasore.

Come sottolineato dai tanti esperti, come Roberto Burioni, Ilaria Capua e Maria Rita Ghismondo, il caso lombardo è sicuramente un caso anomalo. Proprio perché anomalo è ancora da studiare e verificare sul profilo medico ed epidemiologico; perciò, al momento, dare responsabilità politiche di inefficienza, è quantomeno prematuro, oltre che di ostacolo alla reale conoscenza del virus. E a dirla tutta, l’anestesista di Codogno che decise di effettuare il tampone al paziente 1, lo fece in contrasto con le direttive nazionali, in quanto il giovane non era stato in Cina e all’estero negli ultimi quattordici giorni. 

La Lombardia ha una densità abitativa altissima, 421,6 per chilometro quadrato (il Veneto la metà), ha una popolazione over 65 di oltre due milioni (il Veneto, un milione) e ha una circolazione all’interno di gran lunga superiore alla media nazionale. Fattori che rendono la regione l’ideale per la diffusione e la mortalità del virus. Inoltre, secondo uno studio della Società Italiana di Medicina Ambientale, presieduta dal Prof. Alessandro Miani, il Covid19 è maggiormente diffuso a livello globale nelle zone ad alta densità industriale, particolarmente inquinate.

La Lombardia è stata anche la prima regione ad essere colpita, e in quei giorni, quando ancora il virus era circoscritto a Codogno, tutti, come gli esponenti del PD, da Zingaretti a Sala, Sindaco di Milano, gridavano #milanononsiferma. La sottovalutazione è stata generale, europea. Accusare la Lombardia è volersi sgravare di responsabilità – che il governo non ha mai avuto il coraggio di prendersi in nessuna decisione, delegando prima agli scienziati e ora alle task force – capitalizzando anche consenso politico e salire nei sondaggi, importanti anche mentre i carri funebri militari girano per le città.